Cura antideficit, Taranto costretta a vendere case e scuole

da Taranto

I conti non tornano più, anni e anni di amministrazioni diverse hanno forse contribuito a creare un deficit che ora il Comune di Taranto, guidato dal sindaco di centrodestra, Rossana Di Bello, vuole sanare. E l’operazione è dolorosa perché quei 43 milioni di euro costeranno sacrifici enormi: saranno venduti case e scuole soprattutto, ma anche terreni, impianti sportivi, mercati. Insomma i «gioielli» di una città in rosso.
L’ok all’operazione è arrivato dal voto del Consiglio comunale e ora parte un piano di razionalizzazione della spesa per coprire il disavanzo. Il cartello «Vendesi» verrà appeso su molte delle abitazioni comunali, su due istituti scolastici (lo storico circolo didattico «Giusti» e il «Frascolla»), sul campo scuola di atletica leggera, sul Palazzetto Ricciardi, sulla piscina comunale e perfino sul mercato rionale. Ma quanto frutterà l’intervento? Dalla vendita dei beni il Comune spera di realizzare una cifra che si aggira intorno ai 143 milioni. Se l’incasso andrà a buon fine, 25 milioni di euro saranno restituiti alla Banca Opa - Gruppo San Paolo che li ha anticipati in vista della cartolarizzazione e i restanti 118 resterebbero in mano al Comune che potrebbe, a questo punto, ripianare il buco finanziario con 43 milioni e al contempo conservare una somma importante.
«Abbiamo deciso di mettere in vendita solo i beni che al Comune creavano problemi e povertà senza rendere ricchezza. In tutto ci costavano otto milioni di euro all’anno solo di manutenzione e incassavamo 700mila euro. Parlare di operazioni virtuali come afferma l’opposizione è falso» è il commento dell’assessore ai rapporti istituzionali, coordinamento e programmazione, Umberto Ingrosso. Tanto è vero che prestigiose sedi recentemente ristrutturate, come Palazzo Wojtyla, che ospitano l’università non sono inserite nel lotto dei beni da cartolarizzare. Ora la vicenda si trasferisce anche alla Procura della Repubblica in seguito a un esposto dell’opposizione.