La cura Carraro «Abroghiamo la legge D’Alema»

Il presidente federale interviene nella polemica sui diritti tv: «Sono per l’autonomia dello sport, ma il Parlamento deve ridarci la cessione collettiva»

Franco Ordine

da Roma

«Lo scrissi allora direttamente a D’Alema, lo riconfermo adesso: ero contrario a quella legge sui diritti tv soggettivi per le società di calcio. Fosse per me adotterei un solo provvedimento: presenterei un bel disegno di legge con un solo articolo, quella legge è abrogata». Franco Carraro, all’ora di colazione, mette i piedi nel piatto dell’ultima polemica e infrange finalmente quella cortina di omertà mista a ipocrisia che attraversa il calcio italiano. Se c’è una protesta da fare, in materia di diritti tv, l’indirizzo cui inoltrarla è preciso: Massimo D’Alema, all’epoca presidente del Consiglio, espressione della maggioranza di centro-sinistra. «Il maggior fautore di quella legge fu il sottosegretario Vincenzo Vita: era ossessionato dall’arrivo di Murdoch in Italia, lo considerava un diavolo» rievoca in una pausa informale ancora Franco Carraro. «E te pareva» l’inevitabile chiosa di Giovanni Bruno, direttore di Sky, la piattaforma che può vantare cifre di gran successo, grazie al calcio naturalmente. Dietro Vita ci furono anche le pressioni di Franco Sensi e di tutto il popolo romanista, parlamentari compresi. Diedero una bella spinta all’iniziativa che adesso Della Valle e soci vorrebbero incenerire in piazza. Il diavolo, Murdoch, è arrivato, si è insediato a Cologno Monzese e non ha mangiato i bambini.
Vita scatenato. «Io sono per l’autonomia dello sport, in Europa non c’è alcuna legge che regoli la materia, esistono da noi due autorità più quella europea che possono vigilare» insiste Carraro: fuori la politica dal tempio ma forse è tardi, troppo tardi. Anche per invocare una nuova legge. «Se il Parlamento decidesse, ci adegueremmo» è la sua promessa formale. Seguita da un’altra più concreta. Il 9 gennaio può essere l’occasione giusta per discuterne a livello ufficiale. A Fiumicino è fissato un summit con capitani, allenatori, dirigenti e arbitri. «Chiusa quella parentesi, possiamo sederci intorno al tavolo e discutere» è la disponibilità firmata da Carraro. Al suo fianco il vice Giancarlo Abete che precisa: «Della richiesta di Zamparini, firmata dalle società di A, non c’è alcuna traccia». Come dire: parlano, sbraitano, rilasciano interviste all’arsenico, ma di fatti pochi. Se fallisse l’occasione, allora bisognerebbe attendere fine gennaio: è organizzata per quel tempo una specie di riunione degli stati generali del calcio, devono mettere a punto le nuove sfide del futuro, questo l’impegnativo titolo dell’assise, in svolgimento a Roma dal 30 gennaio al 1º febbraio.
Nell’occasione Carraro benedice l’accordo Mediaset-Juventus che ha tutti i crismi della regolarità. «Tradisce due aspetti positivi: 1) se la più importante azienda delle comunicazioni investe una cifra così cospicua vuol dire che il prodotto calcio tira; 2) vuol dire anche che le cosiddette grandi non sono affatto interessate a farsi il campionato d’Europa tra loro».
Zamparini irresponsabile. Il pistolotto iniziale («Zamparini è un opinion leader», magari lo candidi al premio Nobel per la pace) nasconde abilmente la scudisciata. Nello stile di Carraro, il messaggio è chiarissimo. «Il confronto tra idee diverse va bene, l’insulto non è accettabile: anzi è irresponsabile». Il richiamo forte riguarda anche Macalli, presidente della Lega di serie C in rotta nei confronti della lega dilettanti. «Zamparini non deve eccitare gli animi» insiste Carraro. Nessuno segnala la nuova realtà: è l’effetto mediatico che procura certe sbornie. Per un titolo sui giornali, parlerebbero male anche di moglie e figli.
Nazionale alla Rai. Scade a dicembre 2006 il contratto con la Rai per la Nazionale. «A gennaio partiranno le consultazioni - informa Carraro che conferma il vincolo ideologico - lo faremo con una tv in chiaro». E mette sull’avviso Mediaset: «Se la Rai non ci volesse, noi saremmo pronti a cercare un altro partner» la sua frase sibillina.
Collina, niente rimorsi. Nessun passo indietro su Collina, spinto alla dimissioni, nonostante la verbale autorizzazione di Lanese ad accettare GM, come sponsor. «Quelle norme ci sono e non devono essere cambiate» insiste Carraro, pronto a tendere la mano all’ex arbitro più famoso (e più bravo) al mondo. «È una risorsa del calcio italiano ma non poteva arbitrare il Milan facendo pubblicità per la Opel» è la sua opinione.
L’Olimpico riapre. Prima delle parole, qui valgono le informazioni. Allora, ecco la notizia: il prefetto Achille Serra è pronto a rivedere il provvedimento di chiusura dello stadio alle tifoserie in caso di ravvedimento delle stesse. «Io spero che ciò avvenga» è l’auspicio di Carraro. Segno che quella resa incondizionata della pubblica autorità a poche centinaia di teppisti non è piaciuta neanche al ministro Pisanu.
Stadi senza politica. Su questo punto, Franco Carraro, che pure non è un uomo neutrale, ha idee politiche, le ha manifestate, si accalora. È l’unico momento durante 75 minuti di conferenza-stampa sullo stato dell’unione (calcistica) italiana. «Solo la passione per la squadra di calcio è capace di superare le divisioni politiche, chi strumentalizza il calcio dimentica che tra i suoi tifosi ci sono persone di diversa fede» è il monito. Per Di Canio, la Federcalcio ha già inviato l’incartamento a Zurigo, alla Fifa. Pugno di ferro anche in materia di razzismo. «La scelta dell’hockey, di espellere un giocatore accusato di razzismo, è da approvare» tuona Carraro.
Ripescaggio. Le nuove norme saranno pronto entro il 20 gennaio, con il prossimo consiglio federale. Prevedono criteri noti in materia di ripescaggio: deve valere anche la capienza dello stadio. Come dire: mai più Treviso e Ascoli in serie A se non avranno impianti come si deve. Meglio tardi che mai.