La cura dimagrante del portatile: in 25 anni ha perduto 10 chili

Oggi sono tutti bravi a fare i tecno-fighetti. Oggi che il portatile puoi metterlo nel taschino della giacca, proprio come faceva Nicola Arigliano col pacchetto del digestivo Antonetto.
Ma ci fu un tempo - neanche tanto lontano - in cui il portatile si chiamava così perché, per portartelo appresso, avevi bisogno di uno sherpa o, in subordine, di una cariola. Era l’epoca in cui i computer «trasportabili» pesavano una decina di chili (praticamente quanto dieci volumi della Treccani impilati l’uno sull’altro). Allora si diceva: è la tecnologia bellezza, e tu non puoi fermarla. Ma per fortuna, nell’autunno 1985, in Italia arrivò la rivoluzione del Toshiba T1100, il primo portatile «snello», «agile», «leggero»; pesava infatti «solo» 4 chili. Un aiuto non da poco per i deboli d’ernia. Senza contare che il «modernissimo» T1100 poteva essere «comodamente» portatore da una parte all’altra usando l’apposita «valigia in dotazione»: praticamente poco più piccola di un baule.
Oggi, 25 anni dopo, quello stesso Toshiba lo si trova nei musei di modernariato a fianco della macchina per scrivere Olivetti 22 o della macchina per cucire Singer 70. Pezzi di storia, quando i simboli industriali avevano non solo un valore ma anche un peso specifico. Il libretto di istruzioni del T1100 usava un linguaggio comprensibile solo a Piero Angela e pochi altri predestinati: «Lcd, disco, modem, monitor a cristalli liquidi, floppy disk e connessione internet». Era nato il primo notebook (o consumer), ma nessuno lo aveva capito anche perché nessuno ancora sapeva cosa fosse un notebook (o un consumer); forse neppure Piero Angela.
Racconta chi mangia pane e iPod: «Il Toshiba T1100, presentato alla fiera di Hannover nell’aprile del 1985, entrò in commercio in tutto il mondo e in Italia proprio nel mese di settembre. Costi proibitivi, per l’epoca, l’equivalente degli attuali 4.000 euro». Aggiunge chi nel latte, invece dei biscotti, inzuppa il mouse: «Aveva un lettore di floppy disk da 3,5 pollici (innovazione rispetto ad Apple, che aveva presentato più o meno nello stesso periodo un “trasportabile“ con floppy da 5,25 pollici), una memoria ram di 512 Kb, display in bianco e nero da 9,1 pollici (tutti gli altri avevano ancora i famigerati "fosfori verdi")». Ci avete capito qualcosa? Noi poco, ma ci fidiamo sulla parola. E, agli esperti, le parole non mancano: «Il Toshiba T1100 non poteva certo considerarsi un "tascabile" come siamo abituati oggi (31 centimetri di larghezza, 6,6 centimetri di spessore e 30 centimetri di profondità), ma aveva una caratteristica assolutamente innovativa, la possibilità (opzionale e a caro prezzo) di integrare un modem per la connessione telefonica (internet era ancora una risorsa per pochi addetti) a 14,4 Kbps. Praticamente un equivalente dei modem gprs che oggi troviamo soltanto sui più vecchi cellulari». A beh, adesso sì che è tutto chiaro.
Ma, come in tutti i compleanni che si rispettano, c’è sempre chi è pronto a rovinare la festa. Accade ora anche per il venticinquennale del mitico T1100: «I puristi hi-tech contesteranno che, nell’epoca d’oro del Toshiba, anche altre aziende avevano realizzato computer più o meno portatili, come Seiko o Radio Shack...». Ma la differenza c’era, eccome. «Il Toshiba T1100 - precisa chi, sull’argomento, la sa lunga - si caratterizzava per tre fondamentali caratteristiche, praticamente presenti oggi in tutti i notebook: lo schermo lcd, le batterie ricaricabili interne, un sistema di memorizzazione permanente (in quel caso su floppy da 3,5 pollici) e la compatibilità Ibm (che voleva dire, in prospettiva, il sistema Dos, "base" dei Microsoft Windows futuri)». Chi ha capito, bene. Gli altri si informino...