Alla cura del ferro lo 0,13 del bilancio

In Italia sono più di 2milioni e mezzo (di cui 540mila solo nel Lazio) i cittadini che ogni giorno prendono il treno sulle linee regionali per motivi di lavoro o di studio. È uno dei dati resi noti dal rapporto “Pendolaria 2009” di Legambiente, del quale abbiamo già parlato qualche giorno fa. Tra gli aspetti presi in considerazione il primo che salta all’occhio è, inevitabilmente, quello relativo ai ritardi. Nella Capitale più di un convoglio su 2 (per l’esattezza il 54 per cento) arriva oltre cinque minuti dopo l'orario stabilito, ovvero al di là di quella soglia considerata accettabile dalla Carta dei servizi sottoscritta dalle associazioni dei consumatori. Un primato negativo di tutto rispetto, non c’è che dire. A parte Milano, nel nostro Paese nessuna città può vantare di peggio. Per un’inversione di rotta è necessario aumentare il numero dei treni in servizio, sottolinea il rapporto di Legambiente. La verità è che i finanziamenti destinati allo sviluppo della rete ferroviaria sono ridotti al lumicino. A differenza dal resto d’Europa, sottolinea il rapporto, in Italia vengono spesi molti più soldi per strade e autostrade, favorendo di fatto il trasporto su gomma anziché quello su ferro, alla faccia della salvaguardia dell'ambiente. I dati parlano chiaro: per quanto riguarda il Lazio, dal 2003 a oggi sono stati stanziati per la rete viaria ben 531 milioni di euro e appena 42 per le ferrovie.
Ancora più drammatico il dato relativo alla spesa delle Regioni per potenziare il servizio ferroviario pendolare nel 2009. La somma messa a disposizione dalla Pisana è pari allo 0,13 per cento del bilancio regionale. Che, tanto per intenderci, secondo il rapporto in oggetto corrisponderebbe nel Lazio a meno della metà di quanto erogato per l’allestimento di fiere, sagre e mostre varie. Unico spiraglio di luce, il denaro stanziato per il rinnovo del materiale rotabile sulla linea Roma-Viterbo. Sebbene questo però sia solo uno dei tanti interventi che andrebbero messi in cantiere per alleviare le sofferenze dei pendolari. Affinché la Capitale disponga di un sistema di mobilità su ferro degno di una grande città europea il rapporto giunge alla conclusione che è indispensabile completare innanzitutto l’anello ferroviario, realizzando quei cinque chilometri che mancano tra la stazione Nomentana e quella di Tor di Quinto, oltre a rinnovare la tratta realizzata in occasione dei Mondiali di calcio e che dal 1990 giace in stato di abbandono. Per il potenziamento del servizio ferroviario pendolare occorrerebbe invece portare a termine le operazioni di raddoppio dei binari sulle linee dirette ai Castelli Romani, sulla FR3 per Viterbo e sulla FR2 per Guidonia, aumentando contemporaneamente il numero dei treni in servizio sulla FR1.