In cura a psichiatria l’omicida dell’agente

Si chiama Christian Giola, ha 32 anni, piccoli precedenti per stupefacenti ed è in cura al centro d’igiene mentale di Rho. È questo il ritratto dell’assassino di Salvatore Farinaro, il 29enne agente di origine napoletana in servizio alla Polfer di Rho assassinato mercoledì sera all’interno del «bar Retro», un locale di via Meda, a un centinaio di metri dalla stazione ferroviaria.
Il giovane era andato in aiuto della sua fidanzata di origine russa, una 33enne che lavora come cameriera nel bar. Era stata lei stessa a chiamarlo telefonicamente: «Salvo, vieni qui per favore - lo aveva pregato - ci sono due ragazzi che fanno apprezzamenti pesanti su me e le mie colleghe, sembrano innocui ma sono molto fastidiosi, qualcuno deve farli smettere».
Il poliziotto, in abiti borghesi, è accorso nel locale e si è qualificato con i due balordi. A quel punto, nonostante sapessero di trovarsi di fronte a un poliziotto, i due non hanno esitato ad aggredire Farinaro. Giola, poi, ha subito messo mano al coltello, ferendo profondamente alla gola il poliziotto.
In attesa dei soccorsi l’agente ha cercato a tamponarsi la ferita, ma inutilmente. È morto poco dopo, infatti, sotto gli occhi della fidanzata che lo aveva accompagnato in ospedale. «La poverina adesso non riesce a smettere di piangere» confidano i carabinieri di Rho che si sono occupati della vicenda e che, subito dopo il ferimento mortale, hanno arrestato Giola per l’omicidio e fermato il suo amico 35enne (anche lui in cura al locale centro d’igiene mentale) per rissa.
«La ragazza si sente in colpa per aver avvisato il fidanzato spingendolo, in un certo senso, verso la morte - spiegano ancora i militari -. Lei e il morto avevano una relazione molto seria, che durava ormai da qualche anno. Lei è una brava ragazza ed è l’altra vittima di una storia assurda».