La cura Visco-Bersani una terapia che aggrava il male

Bruno Costi

L'evasione fiscale è come il clima, esiste a prescindere dal colore di chi governa ed è di quelle sfide contro le quali non si potrà mai dire di aver fatto abbastanza. Per questo era utile verificare il nuovo approccio del governo al problema e verificare se la parte fiscale del decreto Visco-Bersani si muova nella giusta direzione. Ma qui occorre esser chiari: l'evasione va combattuta strenuamente perché offende chi paga le imposte e se pure volesse non ha nemmeno la possibilità di evaderle; perché distorce l'allocazione delle risorse tra imprese oneste e imprese disoneste; perché falsa la concorrenza tra operatori onesti che sopportano tutti i costi anche fiscali e chi, non avendo costi fiscali, può tenere prezzi artificialmente bassi, spiazzando gli onesti.
Ma il decreto Visco, che pure si prefigge questi giusti obiettivi, sembra combattere l'evasione con strumenti che potrebbero addirittura favorirla, che rischiano di far fuggire capitali, o di definanziarizzare il risparmio. Pochi, oltre a questo giornale, hanno osservato che in conseguenza di una norma del decreto, d'ora in avanti le banche saranno obbligate a trasmettere all'Anagrafe fiscale tutti gli estratti conto dei clienti i cui movimenti di denaro potranno essere oggetto di incroci fiscali telematici, dai quali estrarre elenchi di soggetti da sottoporre a verifica. Prima il fisco faceva l'accertamento fiscale, poi poteva indagare sui conti bancari ad accertamento aperto. Ora accadrebbe il contrario ma né nel testo del decreto né nel dibattito parlamentare finora è emerso nulla che possa rassicurare sull'uso della colossale mole di dati bancari su incassi e spese degli italiani, sul criterio con il quale i «controllori» potranno interrogare l'Anagrafe, estrarre informazioni e selezionare i soggetti da «osservare». E le cronache di questi giorni, sui dossier, le centrali di ascolto e l'uso deviato di tutto ciò, sarebbero di per sé già un buon motivo per ritenere fondati i timori dei più. Quale la conseguenza? Chi non teme, probabilmente paga già tutto e non è soggetto interessante. Ma il presunto evasore che con i redditi evasi può pagare consulenze dei migliori commercialisti, troverà il modo di eludere, nascondersi, o di far fuggire i capitali all'estero. Se a tutto questo si aggiunge l'obbligo di pagare i professionisti con strumenti finanziari (bonifico, carta di credito) oltre la spesa di 100 euro, si intuisce il livello di schedatura al quale gli italiani vanno incontro. Ed è facile prevedere il Gran Ritorno del denaro sotto il materasso.
Ma tutto ciò basterebbe a stroncare l'evasione? È discutibile e tutto da provare che l'arma più efficace sia quella degli strumenti di polizia. L'evasore vero, temiamo, è frutto anche dell'italica indole individualista che accoglie la minaccia dello Stato come una sfida contro l'intrusione e la ribatte. Le ultime stime indicano che l'economia sommersa pesa circa il 17% del Prodotto lordo; se al reddito sommerso ci si aggiunge l'elusione o la parziale evasione, si arriva al 20% del Pil. Una follia ed anche una concausa dell'elevata pressione fiscale.
Combatterla dunque, si deve, ma forse potrebbero meglio funzionare strumenti liberali di contrasto di interessi e di convenienza reciproca. Forse potrebbe essere più efficace, oltre che moralmente più giusto sostituire alle guardie dello Stato, la convenienza opposta e contraria dei cittadini accorti. Perché non muoversi lungo la strada della detraibilità delle spese documentate? Perché non rendere conveniente a ognuno di noi farsi fare fattura, rilasciare ricevuta a ogni pagamento effettuato, perché grazie a quel pezzo di carta pagheremo meno imposte? Calerebbe il gettito o si allargherebbe la platea dei contribuenti? Certamente una buona parte di quel 20% di Pil evaso, rientrerebbe grazie alla convenienza economica di milioni di contribuenti, che diverrebbero così i veri alleati del fisco sul territorio. Ma per far questo ci vuole una cultura liberale e non statalista e poliziesca. Mentre l'Italia di oggi sembra respirare la seconda e non più la prima.