Come curare la colite ulcerosa

Confermata l’efficacia del primo farmaco biologico per sconfiggere questa malattia altamente invalidante

Ignazio Mormino

La colite ulcerosa è una grave malattia infiammatoria cronica che provoca lesioni nella mucosa dell’intestino, soprattutto nel colon ma anche nel retto. In Italia colpisce ogni anno 150mila persone, senza differenze di età o di sesso. Ha una sintomatologia imponente: intensi dolori addominali, feci con tracce di sangue, perdita di peso. Si accompagna al rischio di tumore colon-rettale. È pessima la qualità di vita dei pazienti. L’indicazione chirurgica (asportazione del colon) ha percentuali che nelle forme più avanzate raggiungono il 50 per cento. Le cause della malattia sono in parte genetiche e in parte dovute a un’eccessiva risposta infiammatoria. La «familiarità» è stata accertata in trenta casi su cento.
Proprio la cronicità - che alterna fasi acute ad altre di apparente benessere - rappresenta uno specchio delle difficoltà cui vanno incontro i pazienti, ai quali di fatto è impedito di vivere normalmente. I costi economici sono molto alti. Frequenti le assenze dal lavoro.
Sul piano terapeutico, le biotecnologie hanno permesso di ottenere un farmaco decisamente innovativo: un anticorpo monoclonale (nome chimico: infliximab) che rappresenta un’autentica conquista, arrivata dopo anni di incertezze tra corticosteroidi e mesalazina.
Nel caso d’un incontro scientifico svoltosi nei giorni scorsi a Milano il professor Alessandro Armuzzi dell’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma ha ricordato che questo anticorpo monoclonale «può salvare la mucosa intestinale in oltre il sessanta per cento dei casi, con un forte impatto sulla remissione clinica della malattia». Due studi clinici internazionali, pubblicati anche sul New England Journal of medecine condotti su più di 700 pazienti affetti da colite ulcerosa moderata o grave, confermano questi risultati.
Il primo di questi studi, Act1, ha dimostrato che già alla seconda settimana di trattamento, i pazienti curati con infliximab davano segni di una possibile remissione clinica. Molti di essi erano addirittura in grado di lasciare l’ospedale, iniziando a riprendere una vita normale. Lo studio Act2 ha confermato un alto profilo di sicurezza del nuovo farmaco biologico ed il suo contributo a una buona qualità di vita, raramente raggiunta in passato con i corticosteroidi.
Ciò ha indotto il professor Maurizio Vecchi, direttore dell’Unità operativa di gastroenterologia del Policlinico San Donato, ad affermare che la nuova terapia allontana in modo statisticamente significativo due grandi rischi: l’asportazione chirurgica di un tratto dell’intestino ed il tumore colon-rettale. Più in generale l’esperienza dei gastroenterologi italiani ha dimostrato che infliximab permette un netto miglioramento (primo risultato l’attenuazione del dolore, sintomo che impedisce di condurre una vita normale). I diritti di questi pazienti sono difesi dall’Associazione malattie croniche dell’intestino (Genova, piazza dei Greci 5 tel. 010-2464484). Presidente dottor Antoni.