Per curare un tumore usata una vena di mucca

da Milano

Nuova possibilità di cura per chi è colpito da tumore al polmone in fase localmente avanzata, ma senza metastasi. Potrebbero essere circa 8mila i pazienti in Italia, dei 35mila nuovi casi che vengono registrati ogni anno. Per primi al mondo all’Istituto europeo di oncologia, per mano di Lorenzo Spaggiari, direttore della divisione di Chirurgia toracica e professore all’Università degli studi di Milano, sono riusciti a sostituire un tratto della vena cava superiore (grosso vaso che porta il sangue dal cervello al cuore), perché interessata dal tumore, ricostruendo il vaso in sala operatoria con del tessuto animale, per la precisione bovino. «Si tratta di un vero e proprio trapianto di tessuto eterologo - ha precisato Spaggiari - che ci ha permesso di superare tutti i problemi che rendevano questa operazione prima estremamente complessa. Con le protesi sintetiche, infatti, oltre all’alto rischio di infezione, c’era quello di trombosi: il vaso di gorotex con il tempo si chiudeva». A testimoniare il successo, ieri il primo paziente operato tre anni fa: a E.M., quasi sessantenne, nel 2003 dopo un inverno passato con la tosse nonostante non si fosse mai fatto sedurre dalle sigarette, venne diagnosticato un tumore al polmone di fase tre, piccolo, senza metastasi. In altri tempi avrebbe avuto un’aspettativa di vita di sei mesi, oggi gode di ottima salute e per il tumore al polmone un follow-up di tre anni è più che sufficiente a dichiarare sconfitta la malattia. Nel frattempo la stessa tecnica è stata adottata in altri sette casi, ma è ancora presto per tirare le somme: devono trascorrere almeno due anni dall’intervento prima di cantare vittoria.