Curarsi con Mao

Per uno studio della lungimiranza intellettuale nella Penisola italiana. Seguono estratti. Barbara Spinelli su La Repubblica del 21 ottobre 1976: «Per la Cina, qualsiasi esperienza liberale potrebbe significare la fine di una nazione». Umberto Eco su il manifesto del 30 maggio 1971: «Dobbiamo spiegare, a tutti, che i cinesi sono diversi, e per questo i borghesi non devono amarli: se esistono settecento milioni di persone in un paese povero, è impossibile che ciascuno si vesta come gli piace, perché altrimenti qualcuno andrà vestito peggio degli altri, e comunque l’uniformità del costume è anche il segno del sacrificio che tutta una comunità fa per garantire un minimo di benessere a tutti». Giuliano Zincone sul Corriere della Sera dell’8 ottobre 1976: «Eravamo a Shaoshan, il paese di Mao. Le emozioni sono tutte concentrate nel piccolo museo dove la straordinaria carriera del rivoluzionario è illustrata da pannelli a colori. Sono emozioni politiche: l’interprete scoppia in singhiozzi mentre descrive le persecuzioni subite dai parenti di Mao». Franco Basaglia intervistato da Panorama nel 1974: «In Cina la stragrande maggioranza dei malati è curata politicamente, con il pensiero di Mao. Una soluzione che può sembrare semplicistica a un occidentale, ma a cui comunque va riconosciuto un grosso vantaggio: quello di trattare i malati come tutti gli altri».