Cure antitumorali: esperti alla ricerca del protocollo giusto

Parte da Roma la prima Consensus Conference tra studiosi a livello mondiale per mettere a punto, finalmente, una strategia univoca ed efficace per contrastare gli effetti neuropatici devastanti per la psiche e il fisico umano che derivano dalle cure antitumorali chemioterapiche. Per intervenire, insomma, direttamente sul «dolore» che attanagalia il paziente sottoposto alla chemio. Anni fa il caso Di Bella, esplose in Italia come una mina impazzita sul punto di rimettere in discussione l’intero sistema oncologico nazionale e non solo: «Cercare di classificare e dare una valenza clinica alle problematiche legate agli effetti collaterali dell’uso della chemioterapia, la fatica e lo sfiaccamento dei pazienti in cura anche terminali - spiega Claudio Cavazza, fondatore e presidente della Sigma Tau, azienda leader italiana dal ’57, con oggi oltre 2.400 dipendenti - è un dovere scientifico ma soprattutto morale. Purtroppo non esiste una metodica condivisa tra le varie strutture pubbliche e private, nazionali ed estere, che aiuti la ricerca partendo dall’analisi del fenomeno caso per caso, per approntare farmaci capaci di intervenire a ristabilire l’equilibrio metabolico ed energetico del malato. Ecco perché occorre che venga presto raggiunto un protocollo standard in base al quale agire e muovere i passi della ricerca». Ogni anno in Italia più di 6.500 persone si sottopongono a una terapia antitumorale nei 300 centri sparsi sul territorio nazionale. Non esiste, però, un collegamento diretto tra le divisioni oncologiche in senso stretto e quelle neuropatologiche e neurofisiologiche. «Chi è assalito da un cancro - aggiunge il professor Guido Cavaletti, del Dipartimento di neuroscienze e tecnologie biomediche dell’università di Milano Bicocca e Clinica neurologica dell’azienda ospedaliera San Gerardo di Monza - è sottoposto a un autentico bombardamento al livello del sistema nervoso periferico. Se il sistema centrale ha un cordone molecolare più forte che impedisce di essere penetrato, quello periferico viene immediatamente aggredito. Anche le cellule sane vanno in tilt. Il paziente soffre dolori atroci, le sue funzionalità, nonostante la lucidità mentale, vengono ridotte al lumicino. Persino infilare una chiave nella toppa diventa difficile come scalare una montagna. È la conseguenza più dura e, forse, umiliante per il malato di tumore». Le porte dell’auditorium Sigma Tau di Pomezia, ieri, si sono spalancate per ospitare la prima tappa del Consensus. I risultati serviranno per sensibilizzare le autorità sanitarie mondiali a inserire i farmaci anti-effetti collaterali tra quelli indispensabili alle cure e, quindi, rimborsabili.