"Con le cure tradizionali Jobs non sarebbe morto"

Ramzi Amri, oncologo ad Harvard, è certo della sua ipotesi. Il cancro al pancreas non è tra i peggiori. Con terapie meno alternative, la testa pensante di Apple sarebbe ancora in vita

La morte di Steve Jobs era evitabile. A sostenere l'ipotesi, spalleggiato dai suoi studi, è Ramzi Amri, oncologo di stanza ad Harvard, che sul tipo di tumore di cui soffriva il vate di Apple ha lavorato per lungo tempo.

"Non ho mai partecipato alle cure di Jobs", commenta l'oncologo, che ammette di basare le sue opinioni semplicemente su "fonti di seconda mano, da quello che hanno scritto i media", ma si dice assolutamente sicuro della sua tesi. Steve Jobs, se avesse curato la sua malattia fidandosi delle terapie tradizionali, ora potrebbe essere ancora vivo. Per un anno e mezzo Amri ha studiato il tumore al pancreas, quello da cui era affetto il patron di Apple in un centro di ricerca olandese, abbastanza a lungo da poter affermare che "il suo caso non è stato trattato nel modo ottimale".

"Voglio rispettare la privacy di ognuno - ci tiene a sottolineare Amri - e in nessun modo ho intenzione di offendere chicchessia", ma la scelta di "sottoporsi a ogni sorta di trattamenti alternativi, prima di optare per la medicina convenzionale", di questo ne è certo, ha portato Jobs a una morte prematura. "Esiste la libertà per chiunque di fare come si vuole - conclude Ramzi -. Ma date le circostanze mi sembra di poter dire che la scelta delle cure alternative potrebbe averlo condotto verso una morte evitabile".