Ma la Curia attacca: "Interventi senza logica"

La Chiesa milanese contro le istituzioni. L'editoriale sul sito della Diocesi

Buona la terza (puntata). Finisce la storia della Bovisasca. Sgombero definitivo? «Per il momento, sì». Contraddizione solo apparente perché quando si tratta di rom un’altra baraccopoli è sempre dietro l’isolato. Ieri, subito dopo la demolizione di almeno 150 baracche nell’area ex Montedison, è partita la carovana degli sfollati alla conquista di un nuovo terreno, di sicuro più salubre. Molti se n’erano andati nei primi due interventi di «alleggerimento». Così le forze dell’ordine hanno controllato gli ultimi occupanti, una sessantina di persone. Gli altri 130 erano già alle prese con chiodi, legno e tendoni nella zona tra via Porretta e il cavalcavia Palizzi. Il tempo di raccogliere le squadre d’intervento e pure da qui se ne sono andati. Stessa sorte per un’altra decina di famiglie accampate in via Colico. I rom hanno dovuto smontare i rifugi di fortuna e spostarsi verso altri lidi.
La diaspora non si ferma, persino gli insediamenti autorizzati di via Negrotto e via Triboniano (numero chiuso per circa 600 romeni e bosniaci) sono stati raggiunti. «Troveranno un po’ di gente ad accoglierli, ma non come sperano loro», avverte Riccardo De Corato. «Il Patto di legalità parla chiaro, abbiamo speso 6 milioni di euro per fare ordine nei campi, e quindi sarà impossibile fermarsi. Sono gli stessi rom a non volerli, già la convivenza è precaria». Il vicesindaco pensa al risultato ottenuto. «Ringrazio prefetto e questore per quanto disposto, i 22 vigili e gli 80 poliziotti entrati in azione. I tempi stabiliti presso il Comitato provinciale sono stati rispettati. Con buona pace di chi parlava di sgomberi-truffa». Impegno mantenuto, tiene a precisare De Corato, «non a suon di ruspe e manganellate ma con un’opera di “moral suasion” portata avanti dai ghisa nelle settimane precedenti gli allontanamenti. Non ci interessa la spettacolarizzazione e nemmeno la campagna elettorale», ribadisce riferendosi alle candidate della Destra, Daniela Santanchè, e della Sinistra arcobaleno, Diana Pavlovic, a diverso titolo protagoniste di attacchi all’amministrazione comunale in tema di immigrazione e campi nomadi.
Cinquecento adesso le donne e i bambini in cerca di prima accoglienza. «Patata bollente» da affrontare in fretta. I centri del Comune sono al limite, è concreto il rischio di nuovi casi Bovisasca, che insomma i rom mettano su «cantieri» che poco hanno a che vedere con l’Expo. De Corato domanda: «Come uscire dal circolo vizioso?». Poi risponde: «La realtà dice che sono passati cinque mesi dal delitto della signora Reggiani. Dal governo solo promesse, tre decreti fallimentari e nessuna moratoria all’ingresso dei romeni in Italia. E mentre in Romania la criminalità è scesa del 26 per cento, a Milano i furti nelle case sono aumentati del 16, le rapine in banca del 40». Ancora numeri. «Le espulsioni? Quelle sì, una farsa. In tutto il Paese meno di 200; invece gli arrivi (regolari) in città sono stati 266 in due mesi. Può bastare?». Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale di Forza Italia, guarda avanti: «Il nuovo governo darà più poteri agli enti locali per evitare gli insediamenti abusivi. Come prima missione, ridare sicurezza ai cittadini attraverso la tolleranza zero: tutti coloro che pensano di vivere nell’illegalità saranno allontanati. Ora, intanto - conclude la Gelmini - è indispensabile sgomberare gli altri campi non autorizzati a Milano».