La Curia censura Don Gallo: «Non ubbidisce alla Chiesa»

Il sacerdote dei contestatori è accusato anche di fare propaganda contro la legge sulla procreazione assistita

«L’Autorità ecclesiastica si vedrà costretta a prendere i provvedimenti canonici del caso»: con questa formula, solo apparentemente sibillina, in realtà chiarissima, la Curia genovese preannuncia ufficialmente una censura (che può andare dalla semplice ammonizione alla sospensione a divinis nei confronti di don Andrea Gallo, parroco della chiesa di San Benedetto al Porto e leader dell’omonima comunità di recupero degli emarginati. Le colpe in capo al «sacerdote di strada» - come egli stesso si è sempre definito - sono riassunte in una nota diffusa ieri dall’Arcidiocesi di piazza Matteotti, e riguardano in particolare le più recenti posizioni assunte da don Gallo a proposito dei referendum sulla procreazione assistita in programma il 12 e 13 giugno prossimi. «Le affermazioni, così come in questi giorni riportate dai mezzi di comunicazione e attribuite al sacerdote Andrea Gallo - è scritto nel documento della Curia - circa temi inerenti alla tutela della procreazione e della vita umana e dell’obbedienza al magistero della Chiesa, come pure precedenti esternazioni irriguardose sul compianto Giovanni Paolo II e sul nuovo Papa Benedetto XVI, hanno suscitato non poco sconcerto tra i fedeli». La nota, evidentemente ispirata dal cardinale arcivescovo Tarcisio Bertone, prosegue con toni sempre più duri e circostanziati nei confronti del sacerdote «scomodo» di San Benedetto al Porto, di recente nominato testimonial per il sì ai referendum dal radicale Marco Pannella. Una posizione che, del resto, avrebbe trovato aperta contestazione da parte della comunità dei fedeli: «Alcuni giorni fa - spiega infatti la Curia -, invitato a prendere parte a una pubblica manifestazione nel territorio della diocesi di Reggio Emilia, detto sacerdote è stato anche pubblicamente contestato a causa delle sue affermazioni». Tenuto conto, pertanto, «delle responsabilità che ogni sacerdote ha di garantire che il proprio insegnamento sia sempre conforme alla dottrina della Chiesa, e considerata la gravità delle affermazioni apparse sulla stampa - aggiunge la nota - con una lettera a lui personalmente inviata si richiama il sacerdote a fare chiarezza su quanto attribuitogli». La strada, a giudizio degli ambienti ecclesiastici, non può che essere una: la smentita, chiara e piena. Don Gallo, insomma, deve «rettificare pubblicamente, anche a mezzo stampa, le affermazioni da lui eventualmente pronunciate o a lui erroneamente attribuite». Oltre tutto, ricorda la Curia, il «prete rosso» - ben note le sue simpatie per Rifondazione comunista - è recidivo. Il sacerdote, infatti, «non è nuovo ad atteggiamenti di questo genere, ma anzi è già stato richiamato per posizioni da lui assunte». Di fronte a questi atteggiamenti, e alle prese di posizione più recenti, la strada imboccata sembra ormai a senso unico: la sospensione a divinis, che significa in sostanza l’ingiunzione ad astenersi dalle pratiche di culto proprie di un sacerdote (in particolare, le funzioni religiose). La goccia che, per così dire, ha fatto traboccare il vaso è stata indubbiamente l’esternazione di don Gallo a proposito del referendum: nei giorni scorsi, il leader radicale Marco Pannella aveva addirittura «investito» il sacerdote dell’incarico di testimonial a favore del «sì» alla consultazione referendaria sulla procreazione assistita. Tutto questo, anche in considerazione del fatto che don Andrea aveva firmato - insieme ad altri 750 esponenti della cosiddetta società civile - l’«Appello per la libertà di coscienza al referendum sulla procreazione». I radicali avevano fatto leva su queste posizioni per ribadire una pesante censura nei confronti di quelle che, a loro giudizio, erano vere e proprie «intromissioni indebite dell’autorità ecclesiastica» sul tema: «Più volte, in passato - sostengono i radicali - don Gallo ha fatto sentire la propria voce ai cattolici per metterli in guardia sul rischio per la Chiesa di commettere peccato di intromissione della cosa pubblica e, di conseguenza, di avere indebite ingerenze, facendo sorgere volontà teocratiche e tentativi ambigui di restaurazione della cristianità». Non basta: nella nota dei seguaci di Pannella e del segretario Capezzone, «secondo don Gallo, la Chiesa, soprattutto in Italia, è un’organizzazione che ha una rilevanza e una configurazione politica, il cui peso risulta spesso nel giudizio negativo che i credenti arrivano a formulare nei suoi confronti, giudizio che si è concretizzato nella condotta del tutto opposta sui temi dell’aborto, del divorzio, della contraccezione, della scuola e della famiglia».
Immediata la replica: don Gallo annuncia che fornirà per iscritto i chiarimenti richiesti dall' arcidiocesi: «Immagino che il cardinale sia stato come sempre sollecitato da lettere dai fedeli, quindi considero questa iniziativa quasi un atto dovuto - sostiene il sacerdote -. In sintesi quello che io ho sostenuto è il rispetto del voto. Vorrei capire quali sono le mie esternazioni irriguardose. Io non ho mai sostenuto le tesi del sì. Ho sempre invitato la scienza a riflettere e sostenuto la necessità che il parlamento riprenda in mano la questione, che ascolti gli scienziati, in difesa delle donne che sono le più deboli. A Reggio Emilia, poi - conclude - c'era un dibattito pubblico. Alcuni giovani di Comunione e liberazione sostenevano le tesi del no e invitavano a non andare a votare. Io dissi invece che bisogna andare a esprimere il proprio parere. È doveroso e lecito che la Cei si esprima ma ai Cristiani dico: accettate il confronto. Non si può non tener conto della divisione dei ruoli tra la chiesa e lo Stato, non si può trascurare il fatto che molti italiani non condividono molti principi. Io non posso accettare che il mio vescovo mi ordini di non andare a votare. La mia linea è il rispetto del voto, affrontiamolo, tastiamo il polso alla nostra società civile. Lo faccio proprio per l'amore alla Chiesa».