La Curia: "È il momento di tacere". E così rompe il silenzio elettorale

La Diocesi prende posizione contro i «toni accesi» della campagna
Monsignor Monti: «Non si lasci il voto in balìa di frasi a effetto».<a href="/a.pic1?ID=523326" target="_blank"><strong> La caccia al voto continua su Facebook
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«C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare» ammonisce il Qoèlet, libro della Bibbia noto anche tra i meno appassionati di cose sacre per le sue perle di saggezza. Il testo è stato scelto dalla Curia di Milano per entrare nella campagna elettorale milanese. A uscire allo scoperto è Monsignor Eros Monti, vicario episcopale della Vita sociale: «Vi è un tempo per ogni cosa... Ci sembra sia giunta, oggi, l’opportunità di sottolineare questo secondo tempo: “per tacere”».
Segue un discorso con le caratteristiche della predica, se non fosse che il contenuto è politico: «In questo ultimo giorno che precede il voto, al termine di una campagna elettorale dai toni - e dai modi - particolarmente accesi, pare infatti quanto mai opportuno invitare alla pacatezza di una riflessione seria, approfondita, per nulla superficiale, quale quella che proviene da un approfondito ascolto».
Il giorno di silenzio elettorale, ricorda la Diocesi, è fatto per il silenzio. L’appello vale sia per «i contendenti in campo» che per i «cittadini chiamati a esprimersi». Per tutti ma non per la Curia. È proprio il testo firmato da monsignor Eros Monti a spezzare il silenzio che si chiede di proteggere, con critiche alla «campagna elettorale dai toni particolarmente accesi».
La nota va oltre: «La posta in gioco è rilevante... Le elezioni sono un’occasione troppo importante per essere lasciate in balìa di emotività, di sensazioni immediate e di frasi a effetto, siano state espresse in modo immediato o progettate a lungo». È chiara l’allusione allo scontro televisivo tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia sulle passate vicende del candidato della sinistra. Ma forse la Curia punta più in alto, in direzione del presidente del consiglio e dei suoi festeggiamenti con il Milan.
Entusiastico, come prevedibile, il commento del Pd. Interviene l’ex presidente della Rai, Roberto Zaccaria, originario di Rimini ma eletto parlamentare in Lombardia. «L’invito della diocesi milanese al silenzio che precede il voto è significativo e importante, speriamo che sia accolto da Silvio Berlusconi da cui tutti si aspettano, però, l’exploit alla festa del Milan e la sceneggiata davanti al Tribunale di Milano, lunedì mattina a seggi ancora aperti» commenta il deputato, coordinatore dell’osservatorio sul pluralismo politico nei TG.
L’intervento è stato subito letto in chiave politica perché suona irrituale. Difficile ricordare un documento simile a ridosso delle elezioni, meno che mai durante il giorno di silenzio. Oltre tutto, non vi è alcuno spunto che arrivi dal calendario liturgico: non siamo nel Sabato Santo, in Quaresima, ma in pieno tempo pasquale. Era inevitabile che le parole della Curia fossero interpretate come una critica a Letizia Moratti e Silvio Berlusconi.
La presa di posizione contro i toni della campagna si unisce a un appello firmato dal presidente della Casa della Carità, don Virginio Colmegna, e dal parroco di Santa Maria Incoronata in corso Garibaldi, don Enrico De Capitani, oltre che dal francescano padre Cesare Azimonti di sant’Angelo in via Moscova: «A maggio a Milano si vota. Cambiare è necessario, cambiare si può. Votiamo con discernimento». E ancora: «La nostra coscienza, illuminata dai nostri valori e da quanto ci continua a indicare il nostro arcivescovo Tettamanzi, deve spingerci a un deciso cambiamento». Per rimanere in compagnia del Qoèlet, niente di nuovo sotto il sole.