La Curia non assolve la lettera da Lourdes

(...) ormai un habitué delle prime pagine, che tra le sue ultime perle ha regalato una lettera di stampo nettamente politico-elettorale a firma della «Madonna di Lourdes» (pubblicata dopo che il sacerdote aveva scritto alla stessa Vergine per chiedere un consulto su «come salvarsi dalla barbarie berlusconiana» in vista delle prossime elezioni).
Inevitabile il vespaio che si è sollevato nell'opinione pubblica, sui blog e i siti internet e pure tra i lettori del Giornale per questa vicenda. La notizia è giunta, ovviamente, anche in Curia, e di certo non ha rallegrato il cardinale. Per quanto lo stile dei Sacri Palazzi genovesi non sia quello di pubbliche lavate di capo, né di eclatanti provvedimenti, voci tra l'ufficioso e l'ufficiale parlano dell'avvenuta convocazione negli uffici arcivescovili di don Farinella. Ovviamente top secret anche il contenuto della ramanzina. «È un'anima inquieta. È una spina nel fianco dell'Arcivescovo, ma lo era già per Siri - ha commentato qualche prelato della Curia, domandandosi - quand'è che don Paolo imparerà la virtù del santo, religioso silenzio»?
Un silenzio che la Curia, appunto, mantiene solo apparentemente. All’esterno. Perché le affermazioni contenute nella lettera che don Paolo ha attribuito alla Madonna di Lourdes non potevano lasciare indifferenti i vertici dell’arcivescovado genovese. Non tanto per le accuse contenute proprio alla Cei, al cardinale Bagnasco e al suo predecessore Ruini, quanto piuttosto per l’uso provocatorio (e in più passi al limite della bestemmia, se non oltre) della Madonna e del suo pseudo pensiero ad uso propagandistico-elettorale. Non solo una questione di buon gusto, che ha scosso parecchi fedeli, che hanno fatto sentire la loro voce di protesta.