La Curia scomunica il Burlando cinese: «Machiavellico»

Il Cittadino, settimanale dell’Arcivescovado, critica i silenzi sulla «questione morale»

(...) abbandonando però i toni politically correct usati fino ad oggi. Il primo articolo sulla missione ligure in Cina, quando la delegazione-Burlando era appena partita, annunciava i prevedibili «tanti affari» che si sarebbero conclusi con i nuovi partner grazie alla lungimiranza della Regione. E «Il Cittadino» l’aveva affidato a Federica Gallamini che ha anche l’incarico di portavoce del vicepresidente della Regione Liguria, Massimiliano Costa. Più avanti, nel numero successivo, le roventi polemiche scatenate «dall’Associazione ligure dei giornalisti e dalla Casa delle Libertà» sui troppi punti oscuri e sulle opportunità della presenza di alcuni partecipanti al viaggio avevano trovato spazio sulle pagine del settimanale. Sopite le reazioni allo «scandalo», l’ulteriore spazio alle questioni cinesi era stato limitato all’apertura di una mostra sulla calligrafia cinese a Genova.
Sembrava chiuso lì, il caso. Invece il numero del 1° ottobre del «Cittadino» lo riapre. E lo fa con la forza di una bomba. Non usa mezzi termini l’autore dell’articolo. «Grandi progressi economici (e tanta liberalità in tale settore) in Cina - scrive il settimanale della Curia -. Ancora chiusura però in quelli dei diritti umani. Con buona oace di chi si relaziona con i cinesi solo per i tornaconti economici». Il riferimento è a Burlando e soci? Chi ha ancora dubbi deve solo andare avanti nella lettura. Subito di seguito: «Pochi governanti si pongono tale problema in occasione di viaggi e trattative con i rappresentanti del nuovo grande colosso economico». Burlando, almeno, è in buona compagnia, i nomi di Romano Prodi e del sindaco Giuseppe Pericu fiero dell’invito ricevuto dal sindaco di Shangai (un privilegio concesso a pochi), sembrano scritti neppure troppo tra le righe. E il giudizio sul valore della loro politica deve ancora essere espresso: «Prevale, con sensibilità prettamente macchiavellica, l’interesse finanziario su ogni altra considerazione morale. Pochissime voci, infatti, si sono alzate a difesa di un vescovo cattolico vittima di un ennesimo e palese sopruso». Non direttamente dalla Cina dove non era presenta, ma quella del Giornale è stata proprio una di quelle voci.
La polemica, quella citata in uno dei precedenti articoli del «Cittadino», comprendeva anche quel problema. Insieme a quello dello spreco di soldi pubblici per la missione. La questione dei diritti civili calpestati nel silenzio della delegazione ligure prodiga di sorrisi e inchini sembrava una semplice scusa per dire che tutto andava male, per criticare comunque un viaggio che, a detta di tutti, era solo un successo storico. Poi, piano piano, quei «tutti» sono diventati «quasi tutti». I dubbi sulle belle parole spese per un porto «gambizzato» dal no del governo al Terzo Valico, l’opportunità del Carlo Felice di pagare il viaggio ai giornalisti, la questione morale accantonata di fronte alla ragion di stato, e tutti i buchi neri della spedizione hanno fatto breccia nel silenzio. Qualcuno ha iniziato a parlarne, c’è stato persino chi ha voluto avanzare più di una critica. Ora la presa di posizione del settimanale della Curia mette chiaramente sotto accusa lo svolgimento di quel viaggio. Per la Regione, ma non solo, se non proprio una «scomunica» è un invito a pentirsi. Certo, per ora, l’assoluzione è ben distante.