Cursi: «Assistenza sanitaria alla terza età, serve una svolta federalista»

I tagli di posti letto, gli ospedali chiusi e le liste d’attesa interminabili sono un brutto segnale per gli anziani che, nel Lazio, sono sempre di più e hanno bisogno di assistenza. Dell’argomento, che sarà al centro di un incontro organizzato dal Pdl alla Camera, ne parliamo con il senatore Cesare Cursi, presidente dell’Osservatorio Sanità e Salute e responsabile salute e affari sociali del Pdl.
Il Lazio è impreparato rispetto alla forte domanda di assistenza da parte della “terza età”.
«L'innalzamento dell’età media della popolazione fa crescere i costi però, sia chiaro, il trend di invecchiamento della società è un fenomeno non solo laziale ma di carattere nazionale. In alcune aree della nostra Regione il fenomeno assume connotati ancora più marcati che nel resto d’Italia. E questo comporterà grossi problemi. Basti pensare che la fascia d’età dai 70 agli 83 anni, che rappresenta il 17% della popolazione, da sola assorbe circa il 68% delle risorse a disposizione».
Cioè, la Regione accumulerà altri debiti?
«Sì, se non interverrà con misure adeguate. Su questo tema la Polverini ha le idee ben chiare. È un processo irreversibile che va affrontato con grande attenzione, quella che è mancata alla sinistra in questi cinque anni di governo. E il fenomeno si accentuerà con l’approvazione del federalismo fiscale, dove le Regioni dovranno dimostrare di sapere amministrare le proprie risorse soprattutto in tematiche di tipo socio-assistenziale».
Come siamo messi rispetto alle altre regioni?
«Il Veneto, che più o meno ha gli stessi abitanti del Lazio, dispone di 20mila posti letto per anziani. Il Lazio meno di 3mila. La risposta è tutta qui. Ci vuole sensibilità per il problema e soprattutto programmazione. Quella che intendiamo fare appena saremo alla guida della Regione».
Ritiene che la svolta federalista possa mettere in pericolo in futuro i livelli essenziali di assistenza nella nostra regione?
«Assolutamente no, ed è in mala fede chi insinua il contrario. La legge Calderoli prevede un fondo perequativo proprio per garantire alle regioni in crisi risorse tali da assicurare sempre prestazioni quali-quantitative uguali a quelle delle altre regioni virtuose. Questa attenzione, prevista per legge, non può rappresentare la normalità ma solo l’eccezione. Se Lazio, Campania e Sicilia accumulano da sole il 90% del disavanzo sanitario nazionale, credo che qualche dubbio sia lecito averlo».
In poche parole in futuro o quadrano i conti o a casa gli amministratori incapaci?
«Proprio così. È ormai assodato che l’incremento tendenziale del fondo sanitario nazionale non potrà continuare all’infinito. Si stabilirà un quantum per la sanità e all’interno di quella cifra dovranno trovarsi soluzioni adeguate all’efficienza del sistema regionale».