Le curve forme in vetro di Magistretti

L'ombrello. Quell'oggetto quotidiano e necessario a qualsiasi latitudine, perfetta sintesi di forma e funzione, avrebbe proprio voluto progettarlo. Ma gli altri segni concepiti e realizzati da Vico Magistretti (Milano, 1920-2006), destinati a solcare il suo tempo e quelli a venire, con quello stesso ombrello hanno molto in comune: una semplicità endogena, capace di concretarsi ora in progetti architettonici e urbanistici adesso in oggetti di design, con la soluzione di continuità di una ricerca volta al tema dell'abitare nel suo complesso. Il design, che entra «nelle case della gente», nasce «perché avevo bisogno di oggetti per la mia casa». E lui, che di edifici e spazi urbani era maestro, con le sedie, le lampade, i tavoli, le cucine, gli armadi e le librerie, nelle case è entrato per restarvi, realizzando, insieme agli altri protagonisti degli anni ruggenti dell'Italian Design, «il criterio sociale del Bauhaus: produrre mobili per tutti». Il rigore e l'eleganza di Magistretti emergono nella mostra «A tutto tondo» allestita da Giuliano Giaroli e Alfonso Arosio presso il Centro Schiffini di Genova (via Fieschi 4, fino al 2 febbraio 2008).
Il progetto, che si inserisce negli obiettivi dell'azienda e della Fondazione Schiffini costituita nel 2001, approda a Genova dopo aver fatto tappa a Londra e in varie città italiane e presto volerà a New York con lo stesso spirito: proporre la collezione di oggetti in vetro, dalle forme morbide e avvolgenti, in un contesto «a contrasto» e scandito dalle cucine disegnate dal maestro.
E così, nello showroom della Superba, accanto a modelli storici di cucine quali Cinqueterre, Solaro, Soviore e Cina, ecco la collezione: venticinque oggetti (sette prodotti dall'azienda Ferruccio Faggioni Sella, gli altri sono restati prototipi) o meglio puri segno di movimento realizzati a Murano. Potrebbero essere vassoi da tavola o piani di appoggio, portafiori o portafrutta, ma basterebbe un attimo per immaginarli alla parete o al soffitto come lampade, poiché la loro forma, anche se racchiusa nell'anima di vetro, è disponibile a diverse interpretazioni. Perché «è il concetto poi altre forme curve», come scriveva Magistretti nel 2003 in uno schizzo per Cleto Munari, il senso della collezione dei vetri: permeabili allo spazio e alla luce al pari di sculture, nel gioco sapiente di opacità e lucentezza, tra insenature concave e convesse, incontrano anche il colore, dai rossi accesi ai blu oltremare, con la stessa, autentica, grazia.
Per festeggiare l'inaugurazione della mostra e sottolineare il legame con il territorio, ieri sera è stato organizzato anche un «happening» culinario: con la complicità di Schifini della Spezia, tra le cucine di Magistretti sono stati serviti diversi tipi di piatti, ove troneggiavano prodotti tipici della gastronomia ligure, quali il formaggio San Sté della Val d'Aveto e la salsiccia di Pignone.