Curve pericolose

SoeldenTutto è uguale, tutto è diverso. Uguale a sempre c'è la bellezza della vallata con i boschi dai colori autunnali e la neve che copre le cime dei larici. Uguale a sempre è il freddo lassù a quota 3000, ieri fino a meno 10. Uguale a sempre il programma di questa apertura con il gigante femminile di oggi a precedere quello maschile della domenica, quando la strada del ghiacciaio diventerà un lungo serpentone di auto e pullman, tutti in coda per godersi il primo grande spettacolo dell'inverno.
Di diverso c'è l'aria che si respira nelle sale conferenze e agli incontri stampa, stanno diventando quasi un incubo, non si parla di sci per mesi e di colpo veniamo sommersi da un'infinità di notizie, novità, dichiarazioni. Servirebbe un libro per raccontare tutto quello che abbiamo visto e sentito in questi due giorni di vigilia. L'aria è diversa per vari motivi, il più evidente sono gli sguardi verso le atlete, non più viste solo come tali e quindi degne di attenzione in base al palmares, ma considerate come donne, ruolo che loro accettano di buon grado, ben felici di mostrarsi civettuole. Tina Maze col tacco dieci alla presentazione dello sponsor ci mancava. Lindsey Vonn col trucco pesante l'avevamo già vista, ma ieri ci è parsa ancora più pesante (in tutti i sensi), come se anche il trucco potesse essere un'arma in più per tornare la numero 1 dopo l'onta subita nella passata stagione, mondiali senza ori e coppa lasciata a Maria Riesch. La tedesca è tutta nuova anche lei, tanto per cominciare è diventata una signora (nozze con il manager in primavera, da oggi bisognerà chiamarla Höfl-Riesch, anche se lei preferisce solo Maria) e come una signora ora si veste e si acconcia, tralasciando stranamente i marchi degli sponsor. Può permetterselo, dopo i trionfi dello scorso inverno ha perso sette chili, ma messo in banca qualche milione. Una novità sono anche i leggins super attillati a fasciare muscoli che un tempo venivano nascosti da bragoni informi o i ferma capelli stile squaw sfoggiati dalle più carine, o ancora le sciarpine alla moda, manco fossimo in un localino milanese per l'happy hour. Su questo punto gli uomini non si sono evoluti: jeans, magliette e felpe regnano sovrani, sono proprio le donne ad aver fatto il salto di qualità, come se all'improvviso si fossero accorte che essere brave in pista e vincere non basta più, per attirare microfoni e telecamere bisogna mostrarsi carine e spigliate, femminili e ammiccanti. Come sembra lontano il 2002, quando Daniela Ceccarelli fece scalpore ai Giochi di Salt Lake perché andava in pista truccata! Ora a spiccare perché in via di estinzione è l'atleta montanara, guance rosse e capelli schiacciati dal casco.
Le nuove generazioni sono più belle delle vecchie? Forse, di sicuro si è finalmente capito che si può vincere anche senza sfoggiare fisici da scaricatori di porto. Chi associava l'idea di sciatrice a quella di racchia, in questi giorni si è per forza di cose ricreduto. Un bel grazie va detto a Julia Mancuso, la più ammirata anche per il mega poster stampato dall'azienda che le fornisce gli sci che la ritrae in mutande mentre risale un pendio innevato coi suoi attrezzi in spalla. È lei la capofila delle donne normali capaci di andare forte. Sulla sua scia crescono bene Lara Gut, che non va oltre il metro e sessanta, ride sempre e porta la 42, e Federica Brignone, un metro e sessantasette per 57 chili, con gambe così magre che i suoi allenatori sono inquieti perché pensano non sarà in grado di reggere le fatiche della polivalenza inseguita come un sogno. Problema futuro, oggi Fede insegue altri sogni, anzitutto quello di sciare leggera in gigante, leggera di testa soprattutto, su un pendio che nella parte finale favorirà i pesi massimi, ma che lei non teme, al pari di Denise Karbon, unica italiana a vincere qui nel 2007 e in grande forma, pronta dunque a ripetersi. Poi, è vero, ci sono ancora le sciatrici vecchio stampo, la Poutiainen che in estate ha giocato in una squadra di calcio di seconda divisione, o la Paerson che gira con l'amica ma non si tira indietro quando si tratta di difendere le colleghe: la sua arringa ieri allo scontro con la Fis è stata grandiosa.