Curzi, necrologio al veleno di Pansa

Non si placa il festival del buonismo bipartisan per l’addio a Sandro Curzi. Ieri persino il Secolo d’Italia, il quotidiano di An, ha tessuto le lodi di Kojak, ricordando il suo rispetto per gli avversari. Ma una voce fuori dal coro, alla fine, è arrivata. E proprio da sinistra: la voce di Gianfranco Pansa (nella foto) che in un lungo editoriale su Il Riformista ha raccontato il «suo» Sandro Curzi, il «gendarme della memoria» che lo ha attaccato a più non posso per demolire «Il sangue dei vinti», il suo libro dedicato alle mattanze dei partigiani dopo il 25 aprile. «Sapeva bene – scrive Pansa – che quanto raccontavo era tutto vero. Ma era vietato dirlo. In base al dogma che fare le bucce al Pci significava diffamare la Resistenza». Altro che avversario leale, il Sandro Curzi che viene fuori da questo coccodrillo al contrario. Un coccodrillo fuori dal coro. E dall’ipocrisia.