IL CUSTODE DELL’EQUILIBRIO

Molteplici e importanti sarebbero state le ragioni che hanno consigliato una seconda presidenza Ciampi, ma il motivato diniego del Presidente pone a tutti, non solo ai grandi elettori, l'interrogativo sul che fare. È perciò opportuno discutere del ruolo che deve avere il capo dello Stato nella nostra Repubblica. Molteplici sono i pareri che sottolineano come in Italia il Presidente debba fungere da notaio che prende atto delle decisioni politiche altrui e da garante che fa rispettare le regole costituzionali del gioco democratico.
Questa è la storia, con alcune eccezioni, dei cinquantotto anni che ci separano dalla Costituzione. I migliori Presidenti hanno tenuto il Quirinale al riparo dalle lotte di partito esercitando con rigore i poteri loro attribuiti. Luigi Einaudi, da buon economista, rinviò più volte le leggi senza copertura; Giuseppe Saragat, da socialista occidentale, garantì la fedeltà alle alleanze internazionali; e Francesco Cossiga esercitò il garantismo giudiziario fino al braccio di ferro con il Consiglio superiore della magistratura.
Ma c'è un'altra funzione, ben più difficile e importante di quelle iscritte nell'articolo 87 della Costituzione, che i Presidenti dovrebbero sempre assolvere. Esprimere l'unità nazionale, raccogliere il consenso della politica al di là delle divisioni partitiche, e suscitare la fiducia della popolazione. Sono queste le funzioni che soprattutto qualificano il rapporto tra il sentimento popolare e il supremo magistrato della Repubblica, rapporto che dovrebbe attraversare i gruppi politici, i ceti sociali, le classi economiche e le appartenenze ideali.
Non v'è dubbio che proprio su questo terreno si è caratterizzato Carlo Azeglio Ciampi il quale ha ben superato una stagione contrastata garantendo una tranquilla alternanza tra coalizioni contrapposte. Il bilancio positivo del settennato che finisce in questi giorni riguarda un Presidente che non ha interferito nella lotta politica e non ha abusato delle sue prerogative costituzionali, mentre garantiva l'equilibrio tra centrodestra e centrosinistra rafforzando l'unità e l'identità nazionale.
Carlo Azeglio Ciampi ha così consegnato al Paese un patrimonio ideale, politico e umano che oggi non può essere ribaltato e interrotto. Infatti sul tappeto, proposta dai Democratici di sinistra, v'è la candidatura di Massimo D'Alema che però si configurerebbe come una figura presidenziale ben lontana dal modello Ciampi, cioè da quel presidente di cui ha bisogno il Paese. Se è vero che il successo popolare dell'attuale capo dello Stato si deve alla sua prassi super partes, altrettanto evidente è la caratteristica del leader diessino, così intrinseca alla storia partigiana del partito post-comunista, ragione per cui oggi arriverebbe al Quirinale in virtù di un negoziato del centrosinistra.
Non mancano altre personalità, anche nel quadro del centrosinistra, che possono meglio rappresentare l'unità nazionale, la distanza dalla politica partigiana e la speranza di una riunificazione del Paese. Spetta alle forze politiche, innanzitutto al centrosinistra che per pochi voti guida il Paese, indicare quella candidatura in possesso di un potere carismatico tale da raccogliere la fiducia di un popolo sfiduciato e suscitare rispetto in tutti i settori di una classe dirigente che troppo a lungo si è combattuta perdendo di vista l'interesse generale del Paese.
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