Custode ucciso, il killer forse è una donna

Un marito o un fidanzato tradito. O addirittura una donna che, in qualche modo, è riuscita a procurarsi una pistola. Un’arma che, forse, nemmeno pensava di arrivare a usare perché il suo scopo iniziale era quello d’incontrare la vittima per discutere per poi, magari, metterle paura e minacciarla. Dopo qualche testimonianza che i militari della compagnia di San Donato Milanese tengono rigorosamente top secret, prende sempre più corpo la cosiddetta «pista passionale» nelle indagini sull’omicidio di Lucio Tartaglia, il custode 55enne ucciso nel pomeriggio della vigilia di Natale nella garitta posta all’entrata della società di Sesto Ulteriano dove lavorava.
Anche il Ris di Parma, il Reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri - dopo aver visionato i filmati della telecamera di sorveglianza che si trova davanti alla ditta, la «Cassol» di via Ticino, che si occupa di trasporti e logistica - lascia via libera ai colleghi di San Donato in questo senso. Dalle immagini ricavate, infatti, non si riesce a distinguere ancora il sesso dell’assassino: la telecamera di sorveglianza della ditta - dove la vittima prestava servizio conto terzi - ha infatti ripreso parzialmente la vettura usata dal killer, ma non le fasi dell’omicidio avvenuto all’interno della garitta del custode.
Ricordiamo che dalle immagini si vede una vettura, una station wagon, che arriva nel parcheggio della ditta intorno alle 16.15. Ne scende una persona che, dopo 8 minuti, riparte. Nel frattempo, secondo quanto accertato dai rilievi dei militari, il killer avrebbe affrontato la vittima e alla fine l’ha colpita con sei colpi calibro 7.65: cinque alla testa e uno alla pancia. L’omicidio è stato scoperto solo alle 19 da un collega di Tartaglia.
Lucio Tartaglia, separato da 16 anni e padre di due giovani, viveva da tempo solo a San Giuliano e non aveva precedenti. I conoscenti lo descrivono come un uomo molto legato ai figli e ai nipoti, che conduceva una vita semplice. Da una decina d'anni lavorava per la ditta di portierato «Wizard», e da un anno prestava servizio sei giorni su sette alla ditta «Cassol», coprendo il turno che andava dalle 7 alle 19.
Sulle indagini vige il riserbo dovuto alle fasi iniziali di un’inchiesta delicata, ma gli investigatori hanno più volte ribadito che il morto, dopo la separazione, aveva avviato diverse relazioni, nessuna fissa.