Custodi sociali, gli sos vengono dal centro città

Gli operatori hanno seguito corsi di aggiornamento e presto saranno dotati di moderni telefoni palmari

Dentro i quartieri dormitorio, tra i cortili popolari. Luoghi di frontiera dove la solitudine e il disagio abitano proprio oltre la finestra di fronte. Vivono così 24mila anziani «over 75». Soli. A rendere più brevi le distanze dell’abbandono Comune, Regione e Aler hanno posto 110 custodi socio-sanitari, 361 portieri di edilizia residenziale pubblica e 54 operatori specializzati della Fondazione Don Gnocchi, 16 assistenti sociali e 3 coordinatori di progetto. Sentinelle contro il «degrado ambientale e umano», a raccogliere le segnalazioni e indirizzare verso la soluzione dei problemi.
Il bilancio dei primi quattro mesi di attività, dopo che il servizio è stato ulteriormente potenziato (13 milioni di euro investiti da Palazzo Marino nel quadriennio 2007-2010 più altri 2 milioni l’anno dal Pirellone in tandem col privato sociale), rivela che oltre tremila utenti hanno vinto la diffidenza, spalancato la porta di casa per accettare l’aiuto offerto da custodi e portieri. Le «prestazioni» monitorate dal Comune sono state 86.327, ma il termine tecnico non restituisce l’apporto umano degli interventi. Sì, perché per il 67 per cento dei casi il compito del personale in campo si risolve nei colloqui e nell’ascolto di chi, per sentirsi meglio, ha semplicemente bisogno di un interlocutore attento. Non solo dialogo, comunque, ma azioni concrete. Custodi e portieri affiancano famiglie in difficoltà e anziani soli nello sbrigare pratiche quotidiane, nell’accompagnamento personale, nella cura della salute.
Osservando la mappa dei bisogni, si scopre una Milano senza grandi disparità tra centro e periferia. Colpisce, infatti, che in zona 1 (Centro)siano state date quasi il triplo di risposte, e a un numero maggiore di cittadini, che nella zona 3 (Venezia-Loreto): 6.766 contro 2.708. Per il resto, si galleggia su un livello tendenzialmente costante, pari a 8-10mila interventi portati a termine da giungo a ottobre. Spiccano inoltre le 16.400 emergenze emerse da Lorenteggio a Porta Genova (zona 6) e le 11.600 in zona 4, Romana-Corvetto.
A diffondere i risultati sono gli stessi promotori della rete d’assistenza: Giancarlo Abelli assessore alla Famiglia in Regione Lombardia, Mariolina Moioli, sua omologa al Comune di Milano e il presidente di Aler, Luciano Niero. Abelli sottolinea «l’importanza di dare segnali efficaci nei confronti delle fasce più deboli della popolazione. Così è possibile prevenire le situazioni di disagio, considerando che spesso si tratta di bisogni rimasti inespressi. Squarciare il muro del silenzio - spiega Abelli - è il compito dei custodi e dei portieri socio-sanitari, chiamati a una sfida sempre complessa: arginare la fragilità in prima persona. Noi, come istituzione, rinnoviamo gli sforzi ora che il progetto ha raggiunto 4 anni di vita. Nonostante da un anno il ministero della Salute abbia tagliato i fondi». Impegno sottoscritto dalla Moioli «in nome di una prossimità vera agli anziani alle famiglie definite “ai margini” ma che il Comune non dimentica, avendo già previsto personale preparato e risorse per 9,6 milioni in più rispetto alla precedente gestione». E presto a tutti i custodi sarà agevolato il lavoro con la distribuzione di moderni telefoni palmari.
Missione che per Aler si declina in sicurezza. Ricorda il presidente Niero: «Dei 75mila inquilini delle case Aler, oltre 23mila hanno superato i 65 anni e 8mila vivono soli. I nostri portieri hanno realizzato 5.732 interventi solo tra settembre e ottobre. I 200 custodi Aler, con un’adeguata formazione professionale, diventano sentinelle del territorio. E vanno a rafforzare l’operato dei tutor anti-occupazioni abusive, che solo da gennaio ne hanno impedite 549, l’80 per cento di quelle tentate, segnalando alle forze dell’ordine alcune centinaia di piccoli reati e situazioni pericolose per i condomini. Un passo decisivo in vista di una completa riqualificazione dei quartieri e delle periferie».