Cusumano, il senatore nella bufera

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Nato a Sciacca inel 1948, operatore economico, è
stato eletto al Senatonel 2006 in Campania con l'Udeur. Più volte parlamentare, sottosegretario al Tesoro nel governo Ciampi. Coinvolto nel 1999 nell’indagine asulla gestione degli appalti per la costruzione dell’ospedale Garibaldi di Catania, è stato
assolto con formula piena nel 2007
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Roma - «Scelgo in solitudine, scelgo con la mia libertà, con la mia coerenza, senza prigionie politiche, ma con l’esaltante prigionia delle mie idee, della mia probità, scelgo per il Paese, scelgo per la fiducia a Romano Prodi e al suo governo». Così il senatore dell’Udeur Stefano Cusumano, detto Nuccio, ha scatenato la tempesta nell’Udeur e la reazione del suo collega di partito Tommaso Barbato, che lo ha aggredito verbalmente al punto che Cusumano ha accusato un malore.
Nato a Sciacca il 16 ottobre 1948, operatore economico, una laurea in giurisprudenza, Cusumano è stato eletto al Senato alle politiche del 2006 in Campania. È stato più volte parlamentare della Repubblica, ricoprendo, tra il 1998 ed il 1999 nel primo governo D’Alema la carica di sottosegretario al Tesoro, allora guidato da Carlo Azeglio Ciampi. Coinvolto nel 1999 nell’indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Catania sulla gestione degli appalti per la costruzione dell’ospedale Garibaldi, viene assolto con formula piena dal Tribunale di Catania il 13 aprile 2007.

La replica del Campanile alla presa di posizione oggi nell’aula di Palazzo Madama di Cusumano non si è fatta attendere: nei prossimi giorni, si legge in una nota diffusa dal partito, i comitati provinciali della Campania dei Popolari-Udeur si riuniranno per chiedere a Cusumano, che nel 2006 è stato eletto in Campania, «regione dove il senatore non ha mai svolto attività politica nè di partito, di comportarsi con correttezza e linearità dimettendosi dalla carica e cedendo il proprio posto al primo dei non eletti senatori in Campania».

Nel '94 salvò Berlusconi Il senatore Cusumano il 18 maggio del ’94 era stato protagonista di una vicenda analoga, che in quell’occasione consentì all’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi di ottenere la fiducia. Insieme ad altri tre senatori del Ppi (Cecchi Gori, Zanotelli e Grillo, quest’ultimo poi passato con Forza Italia), Cusumano lasciò l’aula di Palazzo Madama, contravvenendo alle indicazioni del partito e consentendo di abbassare il quorum. I quattro senatori «ribelli» furono poi sospesi dal partito.