Cutrufo: «Per Rutelli sarà una sconfitta inaspettata»

Senatore Mauro Cutrufo, candidato per il Pdl al Senato, e candidato vicesindaco al Comune di Roma con Alemanno, domenica e lunedì giù la maschera, si vota. Quale sarà la vera sorpresa che uscirà dalle urne?
«La sonora bocciatura di Rutelli. Sento parlare la gente sul tram, sulla metro. Lo dicono tutti: la colpa se la città è ridotta in questo modo è di chi, dal 1993 ad oggi, ha governato Roma. Per Rutelli sarà una sconfitta inaspettata».
Questa mattina (ieri per chi legge, ndr) il comitato di lotta per la casa ha occupato la sede elettorale di Rutelli. Un fatto senza precedenti, no?
«Chi grida di più non ha per forza più bisogno, prima di queste persone ce ne sono molte altre che hanno diritto. Un po’ d’ordine non guasterebbe. Ma una cosa è sicura: a Veltroni e Rutelli la situazione ormai è sfuggita di mano».
Eppure la Sinistra Arcobaleno, Alzetta in prima fila, punta di diamante di Action, è una delle 8 liste che sostengono Rutelli. Non dovrebbero essere legate a filo doppio con Rutelli?
«Sulla carta sì. Ma le cose stanno andando molto diversamente. A me risulta che almeno metà dei loro elettori non daranno il voto a Rutelli, parecchi preferiscono Di Francesco e Serenetta Monti. Insomma, voteranno i grillini o altri outsider».
Come mai tutte queste occupazioni, prima a Cinecittà poi alla Bufalotta, a pochi giorni dal voto?
«Veltroni nel piano regolatore si è dimenticato completamente della 167. L’emergenza casa è un fatto reale. C’è da dire però che gli occupanti avrebbero dovuto fare questa battaglia mentre il sindaco era in carica e mentre era in atto la discussione sul piano regolatore. Non l’hanno fatto. Per queste persone va individuata una soluzione, però nel rispetto delle graduatorie. L’occupazione va sempre condannata».
Cutrufo, perché questo doppio ticket: candidato al Senato e al Comune?
«Da cattolico romano, che ama la sua città, sono abituato a vederla nella sua grandezza e nelle sue mancanze. Aspiro a vivere in una città rispettosa di tutte le culture, ma che prima di tutto appartenga a noi romani ed alla quale finalmente si riconosca il ruolo di capitale».