D’Addario connection, ora spuntano i filmati

A Bari il «grande fratello» degli investigatori, non visto, filmava. E filmava anche i momenti immediatamente precedenti all’esplosione del Patrizia D’Addario-gate: l’ex pm ora senatore del Pd Alberto Maritati e l’attuale pm titolare dell’inchiesta su Giampaolo Tarantini, Giuseppe Scelsi, insieme al bar; lo stesso ex pm ora senatore del Pd Maritati insieme con Maria Pia Vigilante, futuro avvocato della principale protagonista della storia, Patrizia D’Addario; e ancora, lo stesso avvocato Vigilante con la giornalista che a Bari guida la redazione pugliese del Corriere del Mezzogiorno, Maddalena Tulanti, futura co-autrice, con la D’Addario, della biografia della escort barese, «Gradisca, presidente». Il tutto, come si diceva, una manciata di giorni prima che sul Corriere della Sera - del quale il Corriere del Mezzogiorno in Puglia è il dorso regionale - raccogliesse l’intervista denuncia della escort sulla notte col premier a Palazzo Grazioli, il momento iniziale della deflagrazione del D’Addario gate.
Poggia anche su foto e filmati l’inchiesta sulla D’Addario connection, l’indagine della Procura barese sulla gestione della escort e sul possibile complotto contro Berlusconi realizzato - è questa l’ipotesi - infiltrando in casa del premier proprio la escort al centro dell’affaire. A dare notizia dell’esistenza di video e foto che documentano questa almeno strana sequenza di incontri ravvicinati alla vigilia dell’esplosione del caso D’Addario è Panorama, il settimanale autore la settimana scorsa dello scoop sul «complotto» contro il presidente del Consiglio, e che nel nuovo numero in edicola oggi torna con nuovi particolari sull’indagine che invano la Procura barese ha cercato di tenere segretissima.
La storia dei video, però, non è del tutto nuova. È già stata rivelata in settimana dal Fatto Quotidiano, secondo il quale filmati e immagini adesso agli atti sono stati realizzati da un investigatore privato, per confluire in una non meglio precisata indagine difensiva. E ora agli atti della Procura. Il Fatto va anche oltre. E sulla veridicità di quegli incontri interpella anche uno dei protagonisti, il senatore Maritati, dalemiano doc, già sottosegretario all’Interno del primo governo D’Alema, sottosegretario alla Giustizia con Prodi ed ex pubblico ministero, proprio a Bari, prima di lanciarsi in politica, all’epoca, con i Ds. «È vero che ho incontrato Scelsi e l’avvocato Vigilante – dice Maritati al Fatto Quotidiano, smentendo di aver mai conosciuto la D’Addario e sostenendo di non credere alla tesi del complotto – ho lavorato a Bari per 11 anni, quand’ero in Procura... Scelsi era in prefettura, per un incontro istituzionale, e ci siamo fermati a prendere un caffè. Siamo stati insieme tra i 5 e i 10 minuti, non di più. Non sapevo nulla dell’indagine in corso. E lui non me ne ha accennato. L’incontro è avvenuto un mese prima che lo scandalo fosse noto. Dopo, sapendo che il titolare dell’inchiesta era lui, ho capito che, dato il mio ruolo, sarebbe stato meglio non incontrarsi, non l’ho chiamato neanche per gli auguri di Natale». Quanto all’avvocato Vigilante, che di lì a poche settimane sarebbe diventata l’avvocato di fiducia della escort, Maritati ammette di averla incontrata: «La conosco – dice – da oltre dieci anni. È un’amica di famiglia. L’ho vista al ristorante, sul corso, e mi sono fermato a salutarla».
Sin qui il capitolo video. Ma c’è un altro fronte su cui Panorama di oggi, raccontando gli scenari dell’inchiesta che i pm baresi stanno portando avanti, accende i riflettori: quello dei soldi che la D’Addario, altro che indigente, avrebbe accumulato negli ultimi mesi. Gli accertamenti finanziari effettuati sembra siano stati capillari, e che abbiano riservato non poche sorprese. Secondo Panorama sarebbero infatti venuti fuori, sia in Italia sia all’estero, diversi conti correnti riferibili direttamente alla escort o a persone a lei molto vicine e direttamente riferibili. Non solo. Quasi un milione di euro, mica bruscolini, sempre secondo il racconto del settimanale, sarebbero confluiti, nel giro degli ultimi mesi, sul conto di una banca italiana. Da parte di chi? E soprattutto, perché? La D’Addario, anche nella sua recente autobiografia, afferma di non essersi mai fatta pagare per rilasciare interviste. E allora da dove è arrivato questo piccolo tesoro? Una delle ipotesi investigative è che sia la retribuzione per il «ruolo» di nemica giurata del premier recitato in tutti questi mesi. A meno che la D’Addario, ipotizza lo stesso settimanale, non sia a propria volta il prestanome di qualcuno.
«Complotto in tre mosse», titola Panorama. Secondo il quale il rush finale dell’inchiesta, con tanto di ormai imminenti misure cautelari, sarebbe ormai in arrivo.