La D’Addario tenta di circuire il Festival

Certo che oggi, per fare bei tuffi, tocca partire da trampolini bassissimi. Patrizia D'Addario, per esempio... Venerdì notte era in un locale della Versilia, o-s-p-i-t-e d'-o-n-o-r-e alla sfilata di una linea di indumenti intimi che si chiama Peccati di pelle (per chi pensava che anche il grottesco avesse un limite...) e mentre un perizoma e un reggicalze passavano sotto il suo sguardo esperto, la signora ha fatto un annuncio: «Non so ancora in che termini, ma farò passerella al Festival. Tra poche ore (diceva ieri, ndr) darò i dettagli del mio intervento». Di solito, effettivamente, quando lei ha i dettagli, li dà. Però poi, non è trapelato molto di più. Sembra che la escort coinvolta nell'inchiesta su presunte feste a Palazzo Grazioli, sarà ospite di qualche radio privata. Quindi, molto probabilmente, l'Ariston non lo vedrà nemmeno dalla platea, manco col binocolo forse.
Però, in ogni caso... non bisogna essere un buddista che fiuta la disarmonia come un beagle un coniglio, per sentire qualche attrito in tutta questa vicenda.
La signora «sexgate», la pantera del complotto, la Crudelia del conto corrente, la Mata Hari del telefonino che, invece di starsene a casa, incastrata in un attacco di rimorsi, con il cervello infestato di preoccupazioni indesiderate, tiene a battesimo i reggiseni e viene invitata a Sanremo.
«Ho cambiato stile di vita» dice tanto per far rumore, volendo intendere che non sarà se stessa per sempre. E aggiunge: «Farò anche un film all'estero. Non mi piace anticipare i particolari (Pinocchia!, ndr). Prima voglio firmare il contratto. Posso solo dire che c'è un bel progetto, numerosi contatti e viaggi internazionali, sentirete molto parlare di me». Ci bastava quello che avevamo già sentito, se è per questo. Ma adesso abbiamo una visione più chiara delle nostre afflizioni.
Dopo la D'Addario ad Annozero (la puntata si intitolava No Gianpi, no party e fece il doppio del solito ascolto), la D'Addario a Sanremo... Senza ruolo, ovvio, anche se lei è brava a trovarsene uno, forse senza neppure troppa visibilità, certo. Però intanto l'ha fatto. Ha parlato con le agenzie, l'ha buttata lì e ha legato il suo nome alla kermesse canora, in qualche maniera. Mentre noi vorremmo tenere separati i due concetti. Anzi, ci piacerebbe tanto che non si avvicinasse alla Riviera per tutto il mese di febbraio. Invece lei ci va e lo annuncia pure. Tanto...
È come nelle bocce: l'importante è andarci vicino. Quest'anno poi, a Sanremo ci vanno tutti «vicino». La D'Addario, Bersani, perfino Morgan in un certo senso... Quest'anno non bisogna andare al Festival, bisogna lambirlo. Perché il Festival è dentro, ma la festa è fuori. Dove c'è Patrizia, c'è party. E noi che credevamo che certi personaggi come la D’Addario avessero fortuna solo in quei periodi di irrealismo estetico come gli anni Ottanta. Macché.
L'inchiesta, le accuse, gli scandali... E adesso una capatina al Festival, a caccia di telecamere, non gliela toglie nessuno. Bisogna sempre essere dove succedono le cose. Possibilmente bisogna esserci e registrare.
Alle sconfitte non bisogna lasciare spazio. Guai starsene a casa con qualche inaspettato conato di dignità. Un'aquila a terra è goffa. Poco più di un tacchino. Ci si rifà la riga alle labbra, si ficcano in valigia un paio di completi di pizzo appena inaugurati e ci si mette in qualche alberghetto di Sanremo, in attesa della chiamata giusta. Qualcosa accadrà. Qualcosa accade sempre.
A voler ben vedere, è verso se stessa che la signora Patrizia si comporta peggio. Peccato non sappia cantare. Sarebbe stata nelle categorie «vecchie proposte, le più antiche del mondo» e se avesse vinto poi... Ugola d’oro o gola profonda?