«Un D’Alema agli Esteri ci preoccupa»

Sabrina Cottone

da Milano

Un milione di euro per aver associato la parola antisemitismo al nome di Oliviero Diliberto. La pena proposta dal segretario del Pdci per Yasha Reibman, portavoce della comunità ebraica di Milano, è pesante. «Penso che questa minaccia di querela sia un tentativo di intimidirmi e di intimidire la libertà di espressione degli ebrei» reagisce Reibman, colpevole di aver rilasciato a Repubblica dichiarazioni non proprio tenere verso la manifestazione romana finita in un rogo di bandiere israeliane e americane. Ma a rovinare i rapporti tra la comunità ebraica e la sinistra non sono solo gli estremismi alla Diliberto. Reibman è preoccupato dalle scelte di politica estera che potrebbe assumere un governo dell’Unione, in particolare se alla Farnesina dovesse mai arrivare Massimo D’Alema: «A sinistra ci sono due anime che si contrappongono e sarebbe legittimo sapere quale prevarrà in caso di vittoria».
Insomma, non è una questione personale tra lei e Diliberto. Esiste un problema politico tra la sinistra e la comunità ebraica?
«Sono sinceramente sorpreso. Ovviamente Diliberto non ha bruciato bandiere ma ha la responsabilità politica di una manifestazione in cui questo è avvenuto. Penso che il suo sia un tentativo di intimidirci, ancora più grave perché arriva da un deputato che gode di immunità parlamentare, mentre noi non lo siamo, e per di più durante la campagna elettorale. Sembrano intimidazioni in perfetto stile “sovietico”, spero che per questo il segretario del Pcdi non si offenda!».
Ma secondo lei Diliberto ha posizioni antisemite?
«Non giudico le persone ma le azioni. Non ho mai detto che sia antisemita, dico che incontrare, stringere la mano e così legittimare Nasrallah non è un aiuto nella lotta all’antisemitismo. Anzi in questo modo si rischia di dare spazio, giustificazione e linfa all’antisemitismo nel nostro Paese. Magari inconsapevolmente, ma Diliberto sta facendo questo. Nasrallah è leader degli Hezbollah, movimento terrorista, antisionista, antisemita, negatore della Shoah. Se uno appoggia un movimento antisemita, come dobbiamo giudicarlo?».
C’è chi parla di antisemitismo rosso. Condivide l’allarme?
«Ritengo impresentabile il candidato Diliberto, ma come lui anche Romagnoli e i suoi amici. Rendiamoci conto che stiamo dando spazio in entrambi gli schieramenti a elementi oscuri. Sono preoccupato e è facile previsione che Forza nuova e Comunisti italiani tante volte voteranno insieme in Parlamento».
Tra i candidati c’è anche Alì Rashid, il dirigente italiano dell’Olp che Bertinotti vuole in Parlamento.
«La candidatura di Rashid non è un buon segnale. A questo punto si tratta di capire se casi come quello di Caruso o di Rashid sono folklore o se anticipano una politica estera. Per fortuna ci sono anche politici seri come Fassino, Rutelli e Emma Bonino».
Brilla l’assenza di D’Alema. Perplessità sulla posizione del presidente dei Ds?
«Sarebbe legittimo sapere, nel momento in cui si vota, quale politica estera stiamo scegliendo e chi è il candidato che siederà alla Farnesina. Nell’Unione ci sono due anime che si contrappongono: da un lato Rutelli, Fassino, Bonino, dall’altro Diliberto e D’Alema, con D’Alema che non ha perso occasione per attaccare i governi israeliani. Per non parlare di Lamberto Dini, che ha caratterizzato il proprio governo con una politica di appoggio al regime degli ayatollah di Teheran».
Vede rischi di una politica tenera verso l’Iran anche adesso che presidente è il fondamentalista Ahmadinejad?
«Non posso negare che siamo preoccupati. Dini è andato all’ultima festa all’ambasciata iraniana e l’Iran è un Paese il cui presidente dice che Israele va cancellato. Quando lui era al governo abbiamo addirittura portato a Teheran il festival del cinema italiano».
È totalmente contrario alla politica del dialogo proposta da Prodi?
«Non pensiamo si possa dialogare con chi nega il diritto di Israele a esistere e usa il terrorismo e questo vale per Teheran come per Hamas. Se Hamas riconosce il diritto di Israele a esistere, vedremo. Se e quando lo faranno, ne riparleremo volentieri».
Sabrina Cottone