D’Alema attacca Israele «E gli hezbollah non sono una minaccia»

A Kabul il ministro degli Esteri promette più mezzi per i soldati: «Rischiano grosso» E sul Libano: «Al Qaida vero pericolo ma i raid non aiutano»

da Roma

C’è «il caos» di Gaza, dove i bombardamenti israeliani colpiscono i civili e non aiutano a «riprendere in mano la situazione». C’è il dramma di Beirut: «La vera minaccia viene più da Al Qaida che da Hezbollah. Bisogna esprimere solidarietà alle forze armate libanesi che si trovano a fronteggiare un attacco terroristico così pericoloso». E problemi seri, dice Massimo D’Alema, ci sono anche in Afghanistan: «I rischi crescono, servono più mezzi». Quanto al caso-Hanefi, «nei prossimi giorni» l’ambasciatore Sequi incontrerà il mediatore di Emergency in carcere.
Da Kabul, prima tappa di un breve viaggio asiatico, il ministro degli Esteri lancia uno sguardo ai principali focolai mediorientali. Preoccupa il Libano, teatro di violenti scontri: «Per respingere l’offensiva fondamentalista e evitare che si metta in moto una spirale di conflitto, è necessario ricomporre un quadro di collaborazione e l’unità tra le forze politiche». E preoccupa, forse ancora di più, la situazione di Gaza. «Ormai - spiega D’Alema - è una enorme prigione a cielo aperto dove il settanta per cento dei giovani sono disoccupati disperati e armati. Non è più uno scontro tra Hamas e Fatah, ma una frantumazione dei diversi gruppi palestinesi che può degenerare in un vero conflitto. Insomma è un vero caos». Israele, sostiene il titolare della Farnesina, sta sbagliando approccio. «Bisognerebbe rafforzare la sicurezza palestinese e riprendere in mano la situazione. Si dovrebbe ridurre il ricorso alla violenza e azzerare gli attacchi il cui carattere mirato, sulla base degli effetti sulla popolazione civile, c’è motivo di dubitare, almeno giudicando il bilancio conseguito». Conclusione: «Con i bombardamenti ho paura che non si riprenda in mano nulla, anzi che tutto precipiti in un caos e in una disperazione ancora più ingovernabile».
Non va molto meglio in Afghanistan. «La situazione resta grave - afferma D’Alema - . Abbiamo deciso di mandare più mezzi per la protezione dei nostri soldati, una misura necessaria di fronte al rischio crescente di attentati e di attacchi terroristici. La pacificazione del Paese non sembra ottenere i risultati sperati. Adesso si tratta non solo di garantire la presenza militare indispensabile, ma anche di rilanciare l’iniziativa politica consolidando la cooperazione con gli altri Stati della regione». Ma l’impegno politico e civile, prosegue, «non sarebbe possibile senza una presenza militare».
A Camp Invicta, di fronte alle nostre truppe, il ministro degli Esteri torna sul concetto: «Voglio formulare un ringraziamento speciale a chi rischia la vita per garantire la pace. L’Italia è con voi, fiera del vostro lavoro». Niente ritiri dunque: «La sfida al terrorismo è un compito difficile, ma questo Paese ha bisogno di voi. Questa vostra missione non ha solo un carattere militare ma anche di carattere umanitario e civile. Qui infatti siete considerati degli amici e non una forza di occupazione».
Più tardi D’Alema vede il presidente Hamir Karzai, alcuni membri del governo e pure il procuratore generale. Argomento del colloquio la prigionia di Hanefi, il mediatore di Emergency che, secondo gli afghani, avrebbe collaborato con i talebani che hanno sequestrato Daniele Mastrogiacomo. «La procedura della custodia cautelare è stata completata, le accuse saranno rese note e formalizzate a giorni», questa l’assicurazione dei magistrati locali. «Abbiamo chiesto che l’ambasciatore Ettore Sequi possa visitare Rahmatullah Hanefi e le autorità afgane ci hanno garantito che ciò avverrà al più presto - racconta il vicepremier - . Intendiamo seguire il caso ed essere vigili sulla garanzia dei suoi diritti. Le accuse dovranno essere presentate anche a noi, perché siano poste all’attenzione dell’opinione pubblica italiana e valutate con serietà. I nostri interlocutori hanno capito che questo è un test per il quale loro sono sotto osservazione».
Infine, gli ospedali di Gino Strada. Karzai aveva fissato le cinque maggio la data ultima per una decisione. «Ma gli ultimatum si possono pure spostare - commenta D’Alema -. Tutte le autorità di Kabul infatti sperano che Emergency possa tornare qui a cooperare in Afghanistan»