D’Alema avverte il Prof: riforme anche senza di te

Sia pur per interposta persona, l’avvertimento arriva da Massimo D’Alema. Se ne fa portavoce Nicola Latorre, che mette in guardia il premier: non metterti di traverso, trincerandoti dietro Mastella e Pecoraro, perché la legge elettorale va fatta comunque. Altrimenti «è chiaro dove porterebbe una simile china», visto che con l’attuale legge non si può tornare alle urne e con il referendum andrebbe ancora peggio.
Dove? Ad un altro governo, chiamato a portare a termine il processo delle riforme. L’oggetto del contendere è il vertice di maggioranza promesso da Prodi ai partiti minori. «Un errore», secondo il dalemiano Latorre. Perché l’obiettivo è chiaro: il premier sa che una nuova legge elettorale sancirebbe la fine del suo governo, e che il Pd e Rifondazione sono decisi ad accelerare il processo. E cerca di frenarlo, dando voce a tutte le forze che sono contrarie e mettendo Veltroni davanti alla responsabilità di far saltare la maggioranza.
Ma questa maggioranza è già finita, gli spiega Bertinotti, e il suo governo può solo «sopravvivere» ancora un po’. La stagione dell’Unione «si è chiusa», Prodi se ne faccia una ragione senza inutili «nervosismi».
Pd e Rifondazione sospettano un patto tra Prodi e i «cespugli» per fare ostruzionismo fino al referendum, ipotesi che rappresenta per loro il male minore rispetto ad una legge con forte sbarramento, e per il premier un allungamento della vita. E gli chiedono di fare un passo indietro.
Di qui a dire che Latorre, D’Alema e gli altri «elefanti» del Pd lavorino per Veltroni, però, ce ne corre. La loro idea di legge elettorale (tedesca) e di partito (democratico) di cui riprendere il controllo non hanno niente a che vedere con la sua.