D’Alema ci ripensa: l’indagato non si candida

Dopo la denuncia del «Giornale»</B> l’ex premier decide di non schierare il suo fedelissimo, accusato di corruzione

Stefano Filippi

Niente candidati che abbiano guai con la giustizia, aveva tuonato Massimo D’Alema. Linea dura, durissima, e a farne le spese è stato proprio uno dei suoi uomini. Carmine Dipietrangelo, luogotenente del presidente Ds a Brindisi, indagato per concorso in corruzione e concorso in abuso d’ufficio in due inchieste sulla tangentopoli locale, ha annunciato che non entrerà nelle liste della Quercia alle prossime elezioni. Dipietrangelo era il diessino più vicino alla candidatura nel collegio di Brindisi: ex sindacalista, ex capogruppo Ds in comune e vicepresidente del consiglio regionale, ora responsabile dei Ds pugliesi per gli enti locali ma soprattutto uomo forte di D’Alema nella cassaforte elettorale dell’ex premier, rischia il rinvio a giudizio. Venerdì 17 si chiuderà l’udienza preliminare, tuttavia Dipietrangelo ha preferito togliere subito la Quercia dall’imbarazzo.
La decisione è stata ufficializzata ieri ma era maturata già venerdì, quando il Giornale ha raccontato le due facce di D’Alema: garantista all’interno del partito perché vuole fare eleggere un indagato a lui vicino, e giustizialista all’esterno tanto da rinfacciare a Pierferdinando Casini in diretta tv la candidatura in Sicilia di Totò Cuffaro, sotto inchiesta per mafia. Dipietrangelo è coinvolto in due procedimenti aperti dalla procura brindisina per presunte tangenti versate da imprenditori ad amministratori della giunta comunale di centrosinistra ispirata proprio da lui. L’allora sindaco Giovanni Antonino, finito in carcere, ha patteggiato la pena.
Venerdì mattina D’Alema era allo Sheraton di Bari per un convegno sul welfare e non si è mosso dal tavolo della presidenza. A pranzo ha incontrato Dipietrangelo assieme all’onorevole Nicola Latorre e al segretario regionale ds Michele Bordo e proprio a tavola è maturato il passo indietro, confermato poi in una riunione della direzione provinciale della Quercia di Brindisi convocata nel pomeriggio e conclusa a tarda sera con un comunicato diffuso ieri che si scaglia contro il Giornale e difende «i compagni vittime illustri di una montatura mediatica gigantesca, costruita da un governo incapace e dalla stampa di famiglia del premier».
La “stessa mano” (cioè Berlusconi e il Giornale) avrebbe ordito «una vera e propria aggressione verso D’Alema e Dipietrangelo, strumentalizzando una vicenda giudiziaria che, essendo ancora in fase di udienza preliminare non costituirebbe, di fatto, ostacolo alla candidatura anche alla luce dei rigidi codici etici che il centrosinistra e i Ds si sono dati». Ciononostante il compagno Dipietrangelo, «una delle personalità più prestigiose e significative del partito a livello provinciale e regionale», toglie clamorosamente il disturbo.
Durante la lunga direzione provinciale dell’altra sera, Dipietrangelo ha spiegato di aver ritirato la disponibilità alla candidatura «per sottrarre i Ds, il suo gruppo dirigente nazionale e locale, a ogni forma di strumentalizzazione nel corso di una così impegnativa campagna elettorale». Decisione «sofferta, maturata in solitudine ma irrevocabile» anche davanti all’invito a ripensarci avanzato dalla leadership locale della Quercia.