D’Alema crede nell’atomo. In Slovenia

Ma il governo dovrà fare i conti con l’opposizione dei verdi

da Roma

Non si erano ancora spenti gli echi della protesta di verdi e sinistre italiane contro la commissione Barroso, rea di aver chiarito in mattinata da Bruxelles come la Ue «vista la sofferenza ecologica» non possa ignorare il nucleare, che Massimo D’Alema dalla Slovenia decideva di entrare a gamba tesa sul tema: «Ritengo che i nostri due paesi siano avanzati e moderni - diceva al fianco del collega di Lubiana Dimitrij Rupel - in grado di fare, come si fa in tante parti del mondo, rigassificatori e di far funzionare centrali nucleari senza creare motivi di paura. Siamo fra i paesi in grado di dominare queste tecnologie».
Limitato ai problemi che stanno sorgendo al confine tra i due paesi - gli sloveni vogliono potenziare la centrale nucleare di Krsko, gli italiani hanno nei loro piani la costruzione di rigassificatori nella zona di Trieste - il discorso avrebbe potuto rientrare nella classica “mano tesa” per evitare uno sviluppo del possibile contenzioso incrociato. Ma il nostro ministro degli Esteri è andato più in là. Dando annuncio della creazione non tanto e non solo di un comitato interministeriale misto italo-sloveno, ma anche dell’ipotesi di una joint venture proprio nel settore energetico. Rilevando che al progetto dei rigassificatori sono interessate «società private e non esclusivamente italiane», e dunque anche Lubiana potrebbe farsi avanti, e ricordando anche come l’Enel partecipi da tempo alla costruzione di centrali nucleari in altri paesi «e potrebbe essere interessata, anche se io non sono il suo amministratore delegato, a un impegno di questo tipo anche in Slovenia».
In sostanza, se a Roma i partiti dell’Ulivo andavano scandalizzandosi per il rapporto della commissione Barroso sull’energia - che sostanzialmente chiarisce come occorra rinunciare ai consumi energetici che sviluppano anidride carbonica se davvero si vuole evitare il surriscaldamento del pianeta e nota come siano troppo costose le fonti cosiddette rinnovabili - ecco che D’Alema spiazza la maggioranza chiarendo che l’Italia può inserirsi in progetti nucleari a pochi passi dal suo confine, e spingendo l’ente elettrico a inserirsi prontamente nella partita.
Ce n’è abbastanza perchè a Caserta, già quest’oggi, il centrosinistra provi a chiarirsi le idee. Anche perchè non c’è solo D’Alema che infilza i massimal-ecologisti, ma c’è anche la condanna secca della stessa commissione Barroso nei confronti della nostra politica energetica: sulle energie rinnovabili - si legge infatti nella relazione - «l’Italia è ancora lontana dal raggiungere gli obiettivi fissati sia a livello nazionale che a livello europeo. Tra i fattori che contribuiscono a tale situazione - si precisa - ci sono elementi di incertezza dovuti ai recenti cambi politici e alle ambiguità dell’attuale disegno politico».
Non è accusa da poco. Ma se a Caserta potrebbero anche ignorare il cartellino giallo di Bruxelles, rinviando decisioni su come far fronte all’abbattimento dei gas serra (il piano Ue prevede una riduzione del 30% delle emissioni entro il 2020) sarà quantomeno difficile ignorare le parole di D’Alema, favorevole al nucleare anche se non in casa propria, almeno per il momento. Perchè tra l’altro se il presidente della commissione Josè Durao Barroso, dettosi “agnostico” sul nucleare, ha rilevato comunque che è ogni singolo paese a dover decidere sull’uso dell’atomo pulito o meno, il nostro ministro degli Esteri a Lubiana, proprio nelle stesse ore andava scandendo un concetto del tutto diverso: «Siamo parte dell’Unione e chiaramente non possiamo pensare di risolvere questi problemi dicendo “ognuno a casa propria fa quello che vuole”». Per Massimo D’Alema, non è questa la regola europea. E per l’Ulivo?