D’Alema e Fassino processano la Forleo

Su Unipol il segretario ds e il ministro degli Esteri hanno depositato le memorie difensive alla giunta per le autorizzazioni a procedere. Duro attacco al giudice Forleo, accusata di &quot;animosità e acrimonia&quot;. <a href="/a.pic1?ID=205191"><strong><font color="#ff6600">D'Alema: Quel magistrato ignora le leggi&quot;</font></strong></a>. <strong><a href="/a.pic1?ID=205192">Fassino: &quot;Geneticamente vicini alle Coop&quot;</a></strong><br />

Roma - Piero Fassino: «Nessuna scorrettezza né, tanto meno, alcun illecito». Massimo D’Alema: «Né autore o coautore del reato di aggiotaggio, nè soggetto attivo del reato di insider trading».
Il segretario e il presidente della Quercia presentano le loro memorie difensive sulla vicenda Unipol-Bnl alla Giunta per le autorizzazioni della Camera, che oggi si riunirà per la prima volta dopo l’estate, per esaminare la richiesta del gip di Milano Clementina Forleo di utilizzare le telefonate intercettate nel luglio 2005 tra i leader ds e il numero uno di Unipol Giovanni Consorte.
Due documenti pieni di meraviglia, di stupore, di indignazione che si possa considerarli partecipi di una scalata bancaria illecita, quando semplicemente si informavano sulla vicenda, tifavano, simpatizzavano, incoraggiavano al massimo.

Due documenti carichi di critiche al vetriolo alle ordinanze del giudice che ha osato presentarli come «consapevoli complici di un disegno criminoso». Che si è «arrogato un compito d’accusa che non le appartiene, ma appartiene esclusivamente al pm», scrivono sia il segretario ds nelle 12 pagine messe a punto dal suo avvocato Carlo Federico Grosso, sia il ministro degli Esteri, nelle 26 pagine stese dai suoi legali Guido Calvi e Guido Rossi. Ambedue si rimettono al giudizio della Giunta, chiedendo «rigore e saggezza», ma D’Alema più di Fassino insiste sull’«anomala forzatura» della Forleo, che arriva a chiedere al Parlamento «una sorta di autorizzazione a procedere», non più prevista dal 1993, contro chi non è al momento indagato ma, secondo lei, potrebbe esserlo dopo «il placet del parlamento». E per cosa? Aggiotaggio e insider trading, reati «richiamati a caso nell’incomprensibile ignoranza degli istituti giuridici». Tutto con «animosità e acrimonia». Una bastonata durissima all’ordinanza «errata sotto molteplici aspetti» che, secondo le dotte motivazioni della memoria di D’Alema, sarebbe dunque irricevibile per la Giunta. Il Parlamento, infatti, non può essere «un mero organo esecutivo delle richieste dell’autorità giudiziaria».

Quando Fassino chiedeva a Consorte «allora, siamo padroni di una banca?», manifestava solo «ovvia simpatia politica», «partecipazione emotiva e simpatetica» per il possibile successo di Unipol, senza alcuna partecipazione attiva. E quando D’Alema lanciava l’ormai famoso «facci sognare,vai!», non istigava certo alla commissione di un reato, ma pronunciava semplicemente un «incitamento scherzoso». Estranei e innocenti ambedue, insomma, anzi «doverosamente» interessati da Ds e da parlamentari a un’importante operazione economico-finanziaria che coinvolgeva il mondo delle Coop.

Le lettere indirizzate al presidente della Giunta Carlo Giovanardi, saranno discusse da tutto l’organismo che potrebbe decidere in 3-4 sedute, forse per la fine della prossima settimana, se le intercettazioni (che riguardano anche l’azzurro Salvatore Cicu) possono essere usate nel processo. Poi, l’aula di Montecitorio dirà l’ultima parola. Sempre che non si accolga la tesi dell’irricevibilità della richiesta, sostenuta anche da Enrico Buemi dello Sdi, per cui l’ordinanza è «sbagliata e incostituzionale». Giovanardi è deciso ad andare avanti al galoppo, ma, nella Giunta, ds come Oriano Giovanelli frenano, anche se ufficialmente il partito non è contro il sì alla richiesta. Fi si è già schierata contro, mentre sono favorevoli An, Pdci, Prc e verdi. E oggi, alla Camera, si prevede battaglia.