D’Alema e Rutelli litigano anche sul dopo Berlusconi

Laura Cesaretti

da Roma

«Non ci sarà nessun dopo-Berlusconi», avverte Francesco Rutelli. Non perché il leader della Margherita metta in dubbio la sconfitta prossima del centrodestra, anzi la dà per scontata. Ma l’Unione ha compiuto un «errore di analisi», dice, a pensare che da quella sconfitta «sarebbe uscito in qualche modo un dopo Berlusconi: abbiamo sbagliato, dovevamo capire che una prospettiva di questo tipo era tramontata fin dallo scorso anno, al momento dell'estromissione di Follini dalla guida dell'Udc».
Intervistato da Europa, il quotidiano della Margherita diretto da Stefano Menichini che oggi esce in edizione straordinaria pre-elettorale, Rutelli mostra di avere un’opinione assai diversa da quella espressa il giorno prima da Massimo D’Alema, che si augurava un risultato che «ci liberi da Berlusconi», impedendogli di essere in futuro il «leader dell’opposizione». Quella liberazione, secondo lui, non ci sarà, anche perché «il riallineamento di Fini e Casini è stato totale, reso solo più patetico da quella storia delle tre punte. Per tutto ringraziamento sono stati sbattuti fuori dalla campagna elettorale, ridotti ad apprendere dalla tv le proposte del capo, messi ai margini». Mentre Berlusconi si è mosso «con lo scopo di radicalizzare lo scontro per riportare alle urne il maggior numero possibile di elettori del 2001. È stata una strategia con una sua logica», ammette Rutelli, anche se «una campagna di questo genere non è adatta ad avvicinare al centrodestra quelli che sono incerti tra i due schieramenti».
Certo il presidente Dl ha tutto l’interesse ad usare toni meno «girotondini» di quelli dalemiani, visto che il suo obiettivo è quello non di spaventare ma di attirare verso la moderata Margherita i voti in fuga dalla Cdl, e in particolare dalla cattolica Udc. E Rutelli conosce i sondaggi (quelli che in base alla legge sulla par condicio sono interdetti ai comuni cittadini), e sa che indicano che la sua formazione starebbe ottenendo buoni risultati in questa direzione. Dicono anche un’altra cosa, quei sondaggi: il sogno non segreto dei Ds di rivendicare all’indomani del voto il primato di partito più votato dagli italiani è fortemente a rischio, in un serrato corpo a corpo tra la Quercia e Forza Italia tuttora in corso.
Ma per ora si tratta solo di sondaggi, i conti veri si faranno lunedì. E molto dipenderà da quei conti, negli equilibri interni al centrosinistra. Il partito democratico «si farà», promette Rutelli. «E tanto meglio si farà in quanto andrà bene la Margherita». L'obiettivo? Il risultato «deve essere a due cifre», meno lontano possibile da quel clamoroso 14% raggiunto nel 2001 grazie alla candidatura a premier di Rutelli. E con un distacco «equilibrato» dai Ds. E poi occorrerà pesare il risultato dell’Ulivo, ossia del listone comune Ds-Dl alla Camera: «Se prendesse più della somma dei partiti al Senato - spiega un dirigente Dl - Prodi partirebbe all’assalto per forzare i tempi: chiederebbe a Fassino e Rutelli di entrare al governo e di avviare immediatamente il processo di scioglimento di Ds e Dl in un unico contenitore, da compiersi nei congressi del prossimo anno, e pretenderebbe di guidarlo lui». L’idea di Fassino e di Rutelli, invece, è diversa: quel processo vogliono pilotarlo loro, restando in sella ai rispettivi partiti. E un buon risultato delle loro sigle al Senato, con un Ulivo pari o addirittura inferiore alla loro somma, li aiuterebbe. Quanto al loro ruolo nel governo, «si vedrà solo dopo il voto», ripete Rutelli. Il quale, a quanto raccontano nella Margherita, «non ha ancora discusso con nessuno nelle proprie intenzioni», ma tutti danno per scontato che non abbia intenzione di farsi scalzare dalla leadership del suo partito in cambio di un ministero, sia pure prestigioso. Anche perché sono in pochi, nell’Unione, a scommettere su un governo Prodi di legislatura. E molti osservano con attenzione le mosse dell’outsider Walter Veltroni, che giusto ieri si è fatto sentire, per ricordare di essere lui l’antesignano del Partito democratico.