D’Alema: "Era là per il suo lavoro non certo per compiere atti ostili"

Roma - La notizia del rapimento di Daniele Mastrogiacomo piomba sul Palazzo nel primo pomeriggio, mentre alla Camera riprende il dibattito sulla missione in Afghanistan. Una faccenda delicata, quella del giornalista di Repubblica, anche per i difficili equilibri politici nell’Unione.
Il ministro degli Esteri, Massimo D’Alema, segue personalmente la vicenda e assicura che sono stati «attivati tutti i canali» per arrivare al rilascio. È il vicepremier a confermare la «sensazione» che Mastrogiacomo sia stato catturato da una «struttura militare dei talebani», non da «sbandati o banditi». Sottolinea che ci si deve muovere con «estrema cautela» e chiarire che era lì per fare il suo lavoro e «non certo per compiere atti ostili». Quanto alle ripercussioni sulla missione italiana, D’Alema avverte che sarebbe «del tutto sciocco strumentalizzare» la vicenda. «Non c’entra nulla - taglia corto -, rimangono intatte tutte le ragioni per aiutare l’Afghanistan».
Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, esprime «viva preoccupazione; il premier Romano Prodi è «costantemente» in contatto con l’unità di crisi della Farnesina; il presidente della Camera, Fausto Bertinotti esprime al telefono la sua vicinanza al direttore di Repubblica, Ezio Mauro.
I due poli assicurano al governo il massimo di unità e sostegno politico, mettendo da parte le polemiche. Alla richiesta di notizie del Parlamento rispondono i viceministri degli Esteri Ugo Intini, alla Camera, e Franco Danieli, al Senato: la Farnesina «sta attivando tutti i canali» per «accertare i fatti» e arrivare il prima possibile a una soluzione.
Il rapimento, afferma il presidente del Comitato parlamentare di controllo sui servizi, Claudio Scajola, «fa parte di uno scenario complicato, che si complica ulteriormente». Dopo l’audizione del direttore del Sismi Bruno Branciforte, spiega: «In Afghanistan gli scenari sono sempre più instabili, i talebani hanno conquistato nuovi territori e l’economia è retta per il 50 per cento dalla droga. È in atto un’offensiva da parte della Nato e c’è preoccupazione molto forte». Il Sismi, come in casi analoghi, può essere determinante per la liberazione di Mastrogiacomo, ma nell’incontro si è parlato degli effetti dei tagli e della difficoltà di ricucire i rapporti con i servizi Usa. Il deputato di Fi loda la professionalità del Sismi, ma avverte che ci si muove «in uno scenario particolarmente delicato, dove occorre intervenire con forza e intelligenza, per evitare l’instabilità a tutto il pianeta».
Anche il ministro alla Difesa, Arturo Parisi, dice che il rapimento conferma che l’Afghanistan «ha bisogno di sicurezza», ma esclude l’atto di ostilità verso gli italiani. Esprime «ansia e forte preoccupazione» il leader dei Ds, Piero Fassino. Chiede al governo di «trattare» Gennaro Migliore di Rc, e il Ds Giuseppe Giulietti suggerisce di attivare i canali della stampa afghana, come per il sequestro Torsello. Pier Ferdinando Casini assicura che l’Udc dà al governo «carta bianca» per arrivare alla liberazione del giornalista. Anche An, dice Ignazio La Russa, sosterrà ogni iniziativa utile. Per l’azzurra Margherita Boniver sul caso pesano le incognite di debolezza e divisione della maggioranza. Roberto Villetti della Rnp avverte che non può diventare «pretesto per richiedere un ritiro delle nostre forze», e Rocco Buttiglione dell’Udc teme che si colpiscano gli italiani per indurli al rientro. Per il capogruppo leghista Roberto Castelli l’«episodio conferma che la temuta controffensiva talebana è ormai partita».