D’Alema esulta e fa un passo verso il Colle

Casa delle libertà contraria. Berlusconi, dopo il no di Ciampi, rilancia Letta: «Se la sinistra fosse democratica e intelligente, direbbe sì perché è al di sopra delle parti». E lui: «Sono pronto»

Gianni Pennacchi

da Roma

Ascoltando le reazioni dei leader al gran rifiuto di Carlo Azeglio Ciampi, sembra che soltanto a sinistra non siano stati colti da sorpresa. In verità, sin dal mattino i divani del Transatlantico assicuravano che a sera il Presidente avrebbe parlato, dicendo no ad un altro settennato. Anzi, già la sera precedente s’era capito che sarebbe andata così, allorché qualcuno - dalla Quercia, pare - ha forzato la mano rivelando anzitempo che Fausto Bertinotti aveva concordato con Franco Marini di dare il via all’elezione del nuovo capo dello Stato l’8 maggio. «Mentre Bertinotti non era ancora riuscito a mettersi in contatto telefonico con Ciampi», ammette il portavoce del neo presidente della Camera. E che il capo dello Stato, sollecitato anche dall’Unione a restare, abbia dovuto apprendere la notizia dalle agenzie non era proprio la miglior garanzia per la sincerità di quell’offerta. Tant’è che nemmeno un minuto dopo la nota diffusa dal Quirinale, son piovute le prime e più sincere dichiarazioni pro Massimo D’Alema, a firma autorevole e ineccepibile di Oliviero Diliberto e Gianclaudio Bressa. Il segretario del Pcdi, esprimendo «rammarico» per la decisione di Ciampi, grazie per il suo «equilibrio», «probità» etc, però a questo punto non c’è altro da fare: «D’Alema è per noi un candidato forte ed autorevole». L’altro, appena eletto vicecapogruppo dell’Ulivo alla Camera, capofila con Sergio Mattarella dei «razionalisti» nella Margherita, per ammettere che l’indisponibilità di Ciampi «era abbastanza ipotizzabile» ed ora è inutile perder tempo, ci sono «tutte le condizioni perché l’Unione possa proporre in modo condiviso Massimo D’Alema». I rutelliani, ispirati da Marini pare, già ieri sera han provato a mettersi di traverso. Ma poiché è difficile immaginare che vogliano morire con tutti i filistei, è probabile che se il centrosinistra offrirà una rosa agli avversari, conterrà tre nomi tra i quali scegliere, Massimo D’Alema, D’Alema Massimo e D’Alema fu Giuseppe, ai quali potrà opporsi solo un vero e solido muro di Silvio Berlusconi.
In verità, soltanto nel centrodestra il rammarico per il rifiuto di Ciampi suona sincero. «Hanno eletto Bertinotti alla Camera. Caro Silvio, Dio non voglia anche il Quirinale...» sospirava Gianfranco Fini alla presentazione di Gianni Alemanno candidato unico della Cdl per il Campidoglio, «Dio non voglia!» gli ha fatto eco il premier dimissionario. Ma le stelle stanno a guardare, no? E quando l’annuncio è giunto, Berlusconi ha commentato con voce grave: «Sono addolorato per il no di Ciampi. Ora se la sinistra fosse democratica e anche intelligente, proporrebbe un candidato al di sopra delle parti. Ne hanno uno sotto mano: faccio un nome a caso, Gianni Letta, che loro conoscono come persona non di parte, con una straordinaria capacità operativa e uno straordinario senso dello Stato». E lo stesso Letta in serata ha detto: «Sono pronto».
Anche Fini ha suonato l’allarme, «quanto sarebbe grave per la credibilità» repubblicana, in un Paese «diviso in due», eleggere «una personalità che non sia garanzia dell’unità, dei valori, dei sentimenti» etc. Assai «dispiaciuto» pure Lorenzo Cesa, che invocando quanto meno «un profilo alla Ciampi» - sia chiaro, «il nostro veto a un esponente di sinistra penso sia d’obbligo» - ha preannunciato un vertice della Cdl. Come il segretario dell’Udc, anche il leghista Bobo Maroni chiedeva un vertice per concordare le candidature. Così Berlusconi ha rotto gli indugi, e poco più tardi ha precisato: «La nostra proposta è quella di Gianni Letta. Non serve un vertice della Cdl. Poi, se ci saranno sviluppi della situazione, vedremo». Soppesata questa dichiarazione, i prodiani di stretta osservanza che non amano D’Alema (è il Prof probabilmente, l’unico nell’Unione alquanto dispiaciuto per il no di Ciampi) hanno malignato: «Perché, se voleva metterci davvero in difficoltà, non lancia Marini o Giuliano Amato?».
Sì, han proprio lavorato bene, D’Alema e i suoi. Tanto da costringere Prodi a una dichiarazione serale ineludibile: «Adesso, nel dispiacere per la decisione di Ciampi, ci riuniremo per analizzare il problema, per discutere e formulare le nostre candidature. E ne parleremo evidentemente con l'opposizione, come è scritto nel programma, come abbiamo sempre detto e come anticipato poco fa da D'Alema». Il quale aveva messo con le spalle al muro tanto il premier in pectore quanto i non molti che resistono ancora alla sua inarrestabile scalata, con una dichiarazione che ne conferma il carattere: «Ora non si scrivano sciocchezze: non ci sono candidati, nessuno è candidato. È compito dei partiti cercare la soluzione più adeguata, ma per ora nessuno è candidato. Spetta a Prodi e ai segretari, alla maggioranza che ha vinto le elezioni proporre le candidature». Come s’è fatto per Bertinotti e ancor più per Marini, no?