D’Alema fa la voce grossa «Sui missili parli con noi»

Il ministro degli Esteri critica Bush sullo scudo: «Sbagliato decidere tutto da solo»

da Roma

Nessun giro in Vespa per le vacanze romane di George W. Bush, ma uno slalom corazzato tra cortei, sit-in, bandiere arcobaleno, proteste varie e impegni protocollari. Blindata Trastevere, svuotate le strade attorno a Villa Taverna, sigillati tombini e cassonetti in centro, chiuso per ore il cielo sopra Fiumicino, addirittura pedonalizzata la Via Veneto tanto cara agli americani. Sulla sicurezza del presidente Usa vigileranno diecimila uomini, gommoni, cani, elicotteri e persino una nave della Marina.
Sul fronte dell’ordine pubblico si prevede una giornata tesa. Ma anche sul piano diplomatico le cose non andranno del tutto lisce, come si intuisce dalle parole usate da Massimo D’Alema per accogliere Bush. Il ministro degli Esteri definisce infatti «irrituale e fonte di un certo turbamento» la strategia degli Stati Uniti sullo scudo anti-balistico. «Non siamo contrari in linea di principio - spiega - che ci si possa dotare di sistemi di protezione antimissilistica di fronte al rischio che possono venire da Paesi che hanno una politica aggressiva. Il problema è che scelte di questo tipo devono maturare nell’ambito delle alleanze e delle collaborazioni internazionali esistenti». I progetti per la sicurezza, e quindi pure lo scudo stellare, «devono essere condivisi e la sede del dialogo è la Nato». Basta insomma con l’unilateralismo: «Washington - conclude D’Alema - in una certa fase ha messo in mora anche il ruolo dell’alleanza atlantica, creando un clima di preoccupazione, di tensione e di equivoco».
E ancora più ruvida sarà l’accoglienza che riserverà al presidente Usa la sinistra radicale. Nessun ministro dovrebbe essere in piazza, ma Paolo Ferrero è già intervenuto presso il ministero dei Trasporti per garantire i treni speciali per i manifestanti che domani arriveranno a Roma. «Io sarò a Brescia - dice il titolare della Solidarietà sociale -, però è giusto e legittimo protestare contro l’interprete di una politica sbagliata e guerrafondaia. Questo non toglie che tra Italia e Usa ci siano i normali rapporti tra governi legittimi». Partirà anche Alfonso Pecoraro Scanio: «Domani io sarò a Malta a occuparmi del santuario dei cetacei - racconta il ministro dell’Ambiente -. I militanti e i parlamentari verdi saranno comunque in piazza per manifestare in modo non violento e pacifico ma anche con forte determinazione per dire a George Bush che la deve smettere di frenare sull’applicazione del protocollo di Kyoto. Si sta prendendo una responsabilità gravissima sui cambiamenti climatici mondiali».
Una maggioranza di lotta e governo? «Manifesteremo in modo pacifico contrastando la guerra preventiva di Bush», annuncia il segretario di Rifondazione Franco Giordano. La cosa non convince Clemente Mastella: «Bisogna rispettare chiunque arriva nel nostro Paese, l’ospitalità è sacra. Poi, si può anche esprimere un giudizio diverso». Per Franco Monaco «non solo è lecito ma anche doveroso chiedere a coloro che hanno responsabilità di governo di subordinare i propri pur legittimi dissensi dalla politica di Bush al dovere di ospitalità verso un capo dello Stato alleato e amico». Dunque, niente sceneggiate, avverte Monaco: «Il dissenso si può esprimere in altre sedi e in altre circostanze perché i ruoli istituzionali esigono misura e responsabilità, soprattutto nelle realazioni internazionali». Enrico Boselli invita a non fare confusione: «Ci può essere dissenso politico, ma a Bush va data l’accoglienza che spetta al rappresentante di un grande Paese democratico di cui l’Italia è alleata. È paradossale che domani a sfilare, contestando così anche Prodi, siano partiti come il Prc e il Pdci che dovrebbero rivolgersi a Bush con la voce del governo invece che con quella della piazza».
«È una cosa ridicola e negativa per l’immagine italiana - dice Pierferdinando Casini -. La maggioranza è schizofrenica, in Europa chi protesta contro Bush non è al governo». Infatti, aggiunge Lorenzo Cesa, il presidente americano vedrà Silvio Berlusconi: «Non ritenendo credibile la politica di questo governo, cerca interlocutori nella minoranza».