«D’Alema finalmente confessa: hanno voluto distruggere il Psi»

La figlia dell’ex leader del Psi getta nuova luce sulla storia recente della sinistra

da Roma

L’impopolare separazione fra «leninismo» e «pluralismo», il cammino instancabile verso l’unità dei socialisti, la supremazia delle idee sulle ideologie, l’orgogliosa rivendicazione di «un socialismo che non ha conti da regolare con la libertà dei popoli». Un epilogo, dall’esilio di Hammamet, fatto di «attacco, difesa, autocritica». È una lettura a tutto campo quella che a Bettino Craxi, al «riformismo» e alla «sinistra italiana», ha dedicato la fondazione che porta il suo nome, in un convegno che ha ricostruito il corso della vita politica del leader la cui «riabilitazione» postuma solo parzialmente compensa il lento processo di demonizzazione. È documentata e impietosa la ricostruzione storica di un’ascesa inarrestabile culminata con la disillusione, l’isolamento, l’esilio. Ancor più sferzante, nelle parole di Stefania Craxi, presidente onorario della Fondazione, la fotografia del divario: «Tanto i socialisti nutrono sentimenti unitari, tanto più nei comunisti cresce l’avversione contro di loro». Di qui l’errore politico, «letale» per lo statista, di «credere che dopo la caduta del Muro l’unità socialista fosse ormai vicina, mentre il dna comunista la manteneva lontana mille miglia».
Il convegno ha ricostruito l’affermazione di Craxi come leader contro la resistenza delle correnti interne al Psi, l’intuizione del mutamento del tessuto sociale, la lotta impari fra la forza delle ragioni politiche e quella organizzativa e materiale su cui il Pci poteva contare. Nonostante questo – osserva ancora la deputata azzurra – «Craxi non è un uomo di rottura a sinistra nemmeno quando sulle piazze si bruciano fantocci con le sue sembianze, o quando alle feste dell’Unità si serve “trippa alla Bettino”». Come l’impegno per la costruzione di una casa comune fu ripagato, i socialisti di oggi lo esemplificano attraverso le parole di D’Alema nella biografia di Fasanella e Martini: «Questo era il nostro problema strategico – dice il ministro Ds -: come trasformare il Pci senza cadere sotto l’egemonia craxiana, che avrebbe segnato la disfatta della sinistra? Craxi aveva un indubbio vantaggio su di noi: era il capo dei socialisti in un Paese europeo occidentale. Quindi rappresentava lui la sinistra giusta per l’Italia. Allora avevamo una sola scelta: diventare noi il partito socialista in Italia». Con queste parole - chiosa Stefania Craxi - D’Alema «non solo confessa che i post-comunisti non hanno mai pensato all’unità, ma va ben oltre e annuncia la distruzione del Psi».