D’Alema: «I russi collaborano» Mosca: ma il polonio non è nostro

Il magistrato: non consentiremo estradizioni. Il ministro italiano incontra Putin. Tracce radioattive anche allo stadio dell’Arsenal

L’attenzione sulla spy story londinese scaturita dalla morte per avvelenamento con il polonio 210 dell’ex agente segreto russo Aleksander Litvinenko, si è spostata ieri anche nella capitale russa. Sia per l’arrivo di un team di nove agenti speciali di Scotland Yard inviati a indagare tra colleghi e conoscenti (amici o nemici che fossero) di Litvinenko, sia per la coincidente visita del ministro degli Esteri italiano, Massimo D’Alema. Il quale ha riferito come le autorità russe stiano cooperando per far luce sul delitto di Londra. «Hanno chiarito però che quelle vicende non devono essere oggetto di natura politica, ma soltanto giudiziaria - ha detto il ministro italiano all’aeroporto, dopo il colloquio avuto con il presidente Vladimir Putin -. E chiedono che la questione non venga politicizzata perché ritengono che questo non sia né corretto né utile», ha detto il ministro aggiungendo di «apprezzare quanto è stato detto dalle autorità russe».
Autorità russe che ieri hanno dichiarato però anche altre cose, oltre a quelle riferite a D’Alema. Ha cominciato il Procuratore generale di Mosca, Yuri Chaika, affermando che qualsiasi cittadino russo ritenuto sospetto per l’avvelenamento di Litvinenko sarà processato in patria e non in Gran Bretagna. Ovvero, traducendo il «messaggio»: Mosca si opporrà a qualsiasi tentativo di espatriare suoi cittadini. Chaika ha anche detto che il polonio 210 usato per uccidere il loro ex agente «potrebbe non arrivare da qui». Ovvero dalla Russia. Punto sul quale sorgeranno con tutta probabilità aspri scontri con gli uomini di Scotland Yard, fermamente convinti come sono che l’omicidio «in trasferta» a Londra sia stato invece opera di uomini dell’Fsb, il servizio segreto sorto sulle ceneri del Kgb. Sul delitto ha detto ieri la sua anche il ministro della Difesa russo, Serghei Ivanov, sostenendo che in realtà Litvinenko era una figura secondaria, di basso livello, che «lavorava per un dipartimento sussidiario che si occupava di crimine organizzato» e che non aveva quindi accesso a informazioni che si potessero definire sensibili.
Comunque anche Mosca avvierà una propria inchiesta sul delitto. «Non dobbiamo dimenticarci che Litvinenko era un cittadino russo», ha puntualizzato il viceministro della Giustizia, Vladimir Kolesnikov, rivendicando di fatto ai propri uomini il compito di fare luce sulla morte dell’ex 007 russo avvelenato il 1° novembre scorso nel sushi bar vicino a Piccadilly Circus, proprio mentre si incontrava con Mario Scaramella, il professore napoletano che è stato consulente della Commissione parlamentare Mitrokhin.
È in questo clima di «collaborazione» che si troveranno a operare gli uomini di Sua Maestà britannica. E la prima difficoltà l’hanno incontrata già subito ieri, incassando un primo «niet» alla loro richiesta di poter interrogare Andrei Lugovoi, ex agente dei servizi russi. «A noi risulta in ospedale per controlli», hanno detto le autorità di Mosca.
Lugovoi ha fatto per tre volte la spola tra Londra e Mosca dal 10 ottobre al 3 novembre. Sono risultati contaminati dal polonio 210 l'aereo della British Airways con cui è arrivato a Londra il 25 ottobre, le camere dei due lussuosi alberghi e alcuni uffici che ha frequentato. Ieri un nuovo elemento di sospetto si è aggiunto: tracce di veleno sono state rinvenute nello stadio londinese dell’Arsenal, anche se «in minuscola quantità» e non tali, secondo le autorità sanitarie, da generare rischi per la salute pubblica. Secondo Scotland Yard, lo scorso 1° novembre tre russi hanno assistito alla partita di Champion’s League Arsenal-Cska Mosca, dopo aver incontrato Litvinenko. Tra loro c’era Lugovoi.