D’Alema: minacce inaccettabili Ferrando: dico sì all’antisionismo

L’esponente del Pc per i lavoratori rivendica la libertà di distinguere

da Roma
Per i nostri politici la Giornata della Memoria rischia di diventare un rito casereccio più che consapevolezza politica di un problema terribilmente attuale. E a fronte della provocazione di Ahmadinejad, presidente dell’Iran, che definisce l’Olocausto un «mito» e annuncia che presto «Israele sarà cacciato dalla regione», i commenti dei nostri politici, sia di destra che di sinistra guardano più che altro l’ombelico di casa nostra.
Unica eccezione il vice premier e ministro degli Esteri Massimo D’Alema che ha definito «inaccettabili» le dichiarazioni del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. D’Alema ha sottolineato come proprio nella Giornata della Memoria occorra ribadire con forza «il diritto di tutti i popoli e di tutti i Paesi alla sicurezza, alla pace e allo sviluppo nel rispetto reciproco e in un clima di costruttiva collaborazione». Per il resto un dibattito rituale: così mentre gli ebrei tedeschi rilanciano la campagna che da giorni appare sui giornali del loro Paese contro Ahmadinejad, considerato «incombente minaccia», in Italia il ministro Mastella rivendica il valore della sua legge sull’antisemitismo, passo importante perché «l’orrore di quello che è stato non torni più» e il presidente del governo Prodi manda un messaggio scritto ai partecipanti del concerto del Maggio musicale che si è tenuto a Carpi, sottolineando come è necessario «ricordare perché l’orrore non possa ripetersi più e vigilare perché nessuna tentazione discriminatoria o indizio di razzismo trovi asilo nella nostra società». Nessun riferimento alle gravi affermazioni del presidente iraniano neanche da parte del centrodestra.
È il vicepresidente della Commissione Europea, Franco Frattini, a sottolineare il valore della Giornata della Memoria e a rispondere indirettamente al leader iraniano. «Voglio anche ribadire - spiega - la condanna della Commissione europea verso ogni tentativo di negare, banalizzare o minimizzare la Shoah, i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità». Frattini sottolinea anche il valore della decisione della presidenza europea di turno (il premier tedesco Merkel) di «rendere un crimine in tutti gli Stati membri dell’Ue l’intenzionale negazione dell’Olocausto e di tutti gli altri crimini contro l’umanità».
La Giornata della Memoria vissuta guardando dentro le cose di casa nostra diventa subito ennesimo momento di frattura della sinistra. A fronte di un Marco Ferrando del Movimento comunista per i lavoratori che sostiene la differenza tra antisemitismo e antisionismo, rivendicando la libertà di essere antisionista, c’è la posizione del ministro per i Rapporti con il Parlamento. «L’antisionismo è una piaga che l’umanità non può più consentire», ribadisce Vannino Chiti, che considera «sciagurati» quanti si considerano antisionisti. Anche il ministro della Difesa, Arturo Parisi, utilizza il Giorno della memoria per lanciare messaggi dentro casa: «Quello di oggi è il Giorno della Memoria delle responsabilità. Non un giorno per battere il mea culpa sul petto di altri, ma per ognuno un Giorno della Memoria della propria personale responsabilità, della responsabilità del suo gruppo di appartenenza, della responsabilità delle istituzioni nelle quali si svolge la sua esistenza».
E intanto a margine della Giornata della Memoria la richiesta degli omossessuali di ricordare le persecuzioni subite: «Pensiamo che la persecuzione degli omosessuali debba trovare una collocazione nel Museo della Shoah», ha dichiarato Andrea Ambrogetti, responsabile culturale dell’Arcigay di Roma nel corso dell’inaugurazione della mostra «Omocausto». Mentre il presidente della provincia di Roma, Enrico Gasbarra, ci prova a trasformare la sua presenza a una sfilata di moda, aprendo l’evento con l’invito anche al mondo della moda «a non dimenticare lo sterminio del popolo ebraico». In molte città inoltre l’inaugurazione dell’Anno giudiziario si è aperta con un minuto di silenzio in memoria della Shoah.