D’Alema: nuova legge sulla fecondazione Ma Rutelli dice di no

Fallisce il tentativo di Prodi per un accordo tra i Ds che vorrebbero cambiare la norma e la Margherita che replica: «L’embrione non si tocca»

Francesca Angeli

da Roma

Sulle coppie di fatto e la fecondazione assistita Romano Prodi ha cercato un compromesso impossibile fra le varie anime dell’Unione. E dunque ha inevitabilmente fallito.
Non c’è possibilità d’accordo fra il presidente della Quercia, Massimo D’Alema, che vuole cambiare la legge 40 sulla riproduzione assistita e la Margherita di Francesco Rutelli. Partito che, guarda caso, ha candidato per il Senato, Paola Binetti, neuropsichiatra infantile ma soprattutto presidentessa di Scienza e Vita, Comitato formato da scienziati cattolici che si è battuto strenuamente per la scelta dell’astensione al referendum in piena sintonia ad esempio col Movimento per la vita di Carlo Casini.
Dunque a D’Alema che dai microfoni di Radio Radicale annuncia «riprenderemo in mano la legge sulla fecondazione assistita e la modificheremo» si contrappone il brusco stop della Binetti.
«Rispetto D’Alema», dice la Binetti che poi subito puntualizza: «Non abbasserò la guardia» sulla legge che disciplina la fecondazione assistita. La Binetti, in piena coerenza con la sua battaglia per l’astensionismo sul referendum che puntava all’abrogazione della legge, ribadisce di essere assolutamente contraria anche a semplici correzioni del testo. «Sono contraria perché credo nei valori espressi nella legge 40: la vita, il rispetto per l’embrione, il rispetto per la famiglia, una ricerca che esprime i propri dati in modo corretto - dice la Binetti -. Del resto tutta la bagarre sulle cellule staminali che sarebbero necessarie per la ricerca è stata smentita più volte in questi mesi». E la Binetti attacca chi vuol toccare la legge mettendo sul piatto della bilancia «il 75 per cento degli italiani che al referendum hanno espresso questo punto di vista», in riferimento al fatto che la consultazione popolare ha avuto una partecipazione scarsissima e non ha raggiunto il quorum.
E che nella Margherita quella della Binetti sia una posizione condivisa è confermato dalle parole di Giuseppe Fioroni che invita D’Alema «alla cautela su certi temi anche nel rispetto del comune sentire degli italiani che hanno bocciato il referendum».
Ma la fecondazione assistita, che poi significa difesa dell’embrione con tutte le complesse conseguenze del caso, non è l’unica spina nel fianco di Prodi. Il Professore proprio come una fetta di mortadella si ritrova schiacciato tra i radicali della Rosa nel Pugno che chiedono il via libera ai Patti civili di solidarietà fra coppie conviventi etero e omo (Pacs) sostenuti fra l’altro anche dai Verdi e Franco Grillini della Quercia e la solita Margherita affiancata dall’Udeur di Mastella, che non vuol sentir parlare di matrimonio tra gay e neppure di qualcosa che possa lontanamente assomigliargli.
Il risultato di questa faticosa ricerca di un’inesistente Unione sui Pacs è che Prodi ha dovuto incassare ieri a Bologna una, civile, protesta dell’Arcigay e dell’Arcilesbica, che contestavano al Professore il mancato inserimento dei Pacs nel programma.
Mentre Prodi era in piazza Nettuno per ringraziare i volontari, impegnati nella raccolta di fondi per la campagna elettorale, sono stati innalzati una serie di cartelloni con scritte come «I Pacs erano chiari» e «Meno Vaticano e più Pacs». In sostanza si accusa Prodi di non aver inserito, come promesso, un adeguato riconoscimento dei diritti delle coppie di fatto nel programma dell’Unione. Accusa che Prodi ha cercato di respingere, specificando che nel programma «è stata scritta la parola diritti». Una parola che non basta però alle coppie omosessuali che chiedono «un istituto giuridico vero».
Per loro hanno già promesso di battersi i radicali della Rosa nel pugno e anche i Verdi. Franco Grillini, ex presidente Arcigay, ora deputato Ds, invita il centrosinistra «ad essere meno timido nel difendere e promuovere i diritti di tutte le famiglie». Il segretario Radicale, Daniele Capezzone, chiede a Prodi di «non sottovalutare il problema di milioni di persone omo ed etero che vorrebbero veder riconosciuta fino in fondo la loro unione». Infine i Verdi chiedono di ridiscutere il programma «esclusivamente nella parte riguardante le unioni civili» e il loro presidente Alfonso Pecoraro Scanio «conferma il proprio sostegno alle richieste di Arcigay e Arcilesbica».