D’Alema ordina agli Usa: lasciate Kabul. Dura replica di Washington

"Enduring Freedom dovrebbe finire, si sovrappone alla Nato". "I raid?
Inaccettabili dal punto di vista morale e disastrosi da quello
politico". Gelida replica della Casa Bianca: "Sono missioni
complementari". Il vicepremier invoca una conferenza di pace

da Roma

La missione a guida americana in Afghanistan Enduring Freedom «prima o poi dovrebbe opportunamente concludersi». Perché «non c’è coordinamento» con l’operazione della Nato Isaf.
Ha parlato così, ieri, il ministro degli Esteri Massimo D’Alema davanti alle commissioni Esteri riunite di Camera e Senato. Poi ha precisato: «Non ho detto che gli americani se ne debbano andare dall’Afghanistan». Polemica o gaffe che sia, Washington non sembra aver gradito. Dal Dipartimento di Stato è arrivata in serata una risposta breve ma perentoria: le due operazioni, Enduring Freedom e Isaf «sono missioni separate e allo stesso tempo complementari», ha detto il portavoce, Sean McCormack. Comunicazioni a distanza, come distanti sembrano i rapporti tra i due governi.
Il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, aveva già disdetto martedì la visita in Italia ufficialmente per «gli impegni in Medio Oriente». Avrebbe dovuto incontrare D’Alema alla fine del mese per il programmato incontro bilaterale. È trascorso soltanto un anno da quando, a Washington, Rice e D’Alema si stringevano la mano sorridenti davanti ai fotografi, ma in questi dodici mesi la complicità sembra diventata rigida formalità diplomatica. È accaduto dopo la presa di distanza politica dell’Italia dall’offensiva contro i talebani e il contestato scambio di prigionieri per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo.
L’Italia ha mantenuto una presenza di oltre 2mila uomini soltanto nella missione Isaf e non in Enduring Freedom, letteralmente «libertà permanente», l’intervento d’iniziativa americana e poi sostenuto da settanta Paesi per la lotta ai talebani e ad Al Qaida.
Per D’Alema la sovrapposizione tra le due missioni «finisce per creare molto spesso condizioni di un’azione militare non efficacemente coordinata e rischiosa per le popolazioni civili». Sono questi i problemi «più delicati» dal «punto di vista militare». E tutto ciò crea «effetti gravemente controproducenti che accrescono il rischio per le forze armate che si trovano a operare in un contesto ostile».
Proprio il tema delle vittime tra i civili, ha ricordato il vicepremier, è stato condotto «negli ultimi mesi con un confronto spigoloso in sede Nato e Onu». Perché è inaccettabile «sul piano morale e disastroso sul piano politico», fonte di «crescenti tensioni tra le forze internazionali e il governo afghano».
Gli americani partecipano anche alla missione Nato-Isaf, ha ricordato: «Non ho mai detto che gli americani debbano andarsene dall’Afghanistan - si è infastidito D’Alema -, queste sono cose serie, su cui si rischia un caso diplomatico». Ma il ragionamento è che «la sovrapposizione delle due missioni» costituisce «un problema». E dunque Enduring Freedom «dovrebbe andare verso la conclusione».
D’Alema ha chiesto al Parlamento un «ampio sostegno» per le missioni e ha annunciato che il governo continuerà a lavorare «nella direzione di una conferenza di pace» per l’Afghanistan.
Si è poi rilassato parlando del presidente francese Nicolas Sarkozy, ma con la consueta ironia che non perdona: la Francia ha di recente organizzato una conferenza sul Libano con tutte le rappresentanze di quel Paese «compreso quel parlamentare Hezbollah - ha precisato - che era a braccetto con me»: Hussein Haji Hassan, con cui il titolare della Farnesina aveva avuto atteggiamenti confidenziali la scorsa estate durante la sua visita nella Beirut bombardata. Ma, ha sorriso D’Alema, «Sarkozy è indicato come un grande statista, io come un paraterrorista...».