D’Alema: sì alla mozione del Polo E sul Libano c’è il voto bipartisan

Ma Berlusconi attacca: «Sosteniamo i nostri militari, non il governo, unico in Occidente con i massimalisti»

Anna Maria Greco

da Roma

Prima del voto alla Camera sulla missione in Libano, Gianfranco Fini presenta un ordine del giorno targato An-Fi-Udc per affermare che tutte le missioni italiane sono in nome della pace. Massimo D’Alema assicura che il governo lo sottoscrive, malgrado i malumori nell’estrema sinistra pacifista e l’accordo tra maggioranza e opposizione è fatto.
Solo la Lega alla fine vota contro il decreto, giudicandolo «poco chiaro» sulle regole di ingaggio. E il provvedimento passa al Senato con 507 sì e 20 no. Per il premier Romano Prodi, «il risultato migliore che ci si potesse aspettare. con la maggioranza compatta e l’opposizione divisa».
Ma il leader di Fi, Silvio Berlusconi è soddisfatto per l’intesa bipartisan sull’ordine del giorno, cui la Cdl subordinava il suo assenso alla missione Onu. E precisa: «È un voto per i nostri soldati, per il Libano, per Israele, per gli Stati Uniti e quindi un voto sulla missione, su cui tuttavia abbiamo molte perplessità. Non è certo un voto per il governo». Il capo dell'opposizione, commentando l’attentato di ieri in Afghanistan, dice che «sono momenti drammatici, dolorosi», ma i nostri militari devono restare e non può vincere la «sinistra radicale e massimalista che in Italia, unico Paese occidentale, è al governo». Quelle in Irak e in Afghanistan, per il Cavaliere, sono missioni che hanno «l'obiettivo di far nascere delle democrazie». Solo così, insiste, l’Occidente unito può combattere il terrorismo: trasformando «ogni regime da autoritario e dittatoriale in una vera democrazia».
Poco prima, nell’aula di Montecitorio, Fini aveva spiegato il contenuto del documento della Cdl, con il quale la Camera esprime «apprezzamento nei confronti delle Forze Armate per lo spirito umanitario e di pace». E aveva citato il testo, dicendo: «Le missioni militari italiane si sono sempre svolte nel rispetto dell'articolo 11 della Costituzione». Il riferimento all’articolo costituzionale che ripudia la guerra serve a rimarcare una continuità nella politica estera tra governo Prodi e governo Berlusconi, polemizzando con gli esponenti della maggioranza che hanno negato il ruolo di pace e la conformità alla Carta di altre missioni, a incominciare dall’Irak. «Prendano atto che si sbagliavano: eravamo nel pieno rispetto della carta costituzionale», dice Fini. Per lui, il riconoscimento di D'Alema «sulla natura delle missioni militari, rispettose dell'articolo 11 della Costituzione, pone fine a una serie di menzogne, polemiche e accuse che nel passato sono venute dal centrosinistra».
Ma dall’altra parte, niente mea culpa. L’Ulivo non ha difficoltà ad accogliere l’ordine del giorno della Cdl, però Dario Franceschini e Franco Monaco sottolineano «l’impostazione profondamente diversa della missione in Irak rispetto a quella in Libano». Tuttavia, aggiunge il secondo, «se può servire a Fini e alla Cdl per cavarsi dall'imbarazzo e dal vicolo cieco in cui si erano infilati...».
Più duri altri commenti nel centrosinistra, con Prc e Pdci che giudicano negativamente il sì dell’Unione all’ordine del giorno, i Verdi che definiscono «strumentale» il documento dell’opposizione, l’Italia dei Valori che rimarca le differenza «abbissali» tra la missione in Libano e quella in Irak.
Il ministro degli Esteri D’Alema sottolinea l’importanza che «intorno a questo impegno dell’Italia vi sia la più larga partecipazione». Ricordando il voto quasi unanime in Commissione sul provvedimento, il vicepremier sottolinea: «Quel consenso è una base preziosa per cominciare la difficile impresa e anche per portarla avanti con successo».
Soddisfatto per l’accordo bipartisan sull’ordine del giorno, il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini precisa che il suo partito avrebbe comunque votato sì «per sostenere la missione».
I più critici rimangono i leghisti e Roberto Maroni avverte: «Così si mandano i nostri militari allo sbaraglio». L'ex ministro della Difesa, l’azzurro Antonio Martino, ci tiene però a dare di quanto è accaduto alla Camera una precisa interpretazione: «Tutte le polemiche dei cosiddetti pacifisti - sostiene - sono state consegnate alla spazzatura».