D’Alema si defila E Rifondazione non gli dà credito

da Roma

Un uomo solo al comando. Comando? Forse soltanto un uomo solo, Romano Prodi. Ma quanto reggerà il suo governo? A giudicare dallo scarno pacchetto di difesa messo in campo ieri al Senato, è lecito attendersi accelerazioni nel processo di sfibramento cominciato con Telecom, ed esploso con il «fuoco amico» sulla Finanziaria e l’impasse sul Partito democratico. La debolezza di Prodi al momento è la sua miglior risorsa, visto che ognuno degli alleati riesce a usare con successo l’arma del ricatto. C’è poi da considerare che fino al 2008 i parlamentari non avranno maturato la pensione, e dunque ci sarà una naturale resistenza a concludere anticipatamente la XV legislatura. Lo stesso Massimo D’Alema, avendo sotto scacco il premier su Telecom, ha spiegato ai suoi che fino alle Europee del 2009 «non credo che accada niente».
Proprio D’Alema era arrivato in vistoso ritardo al dibattito su Telecom alla Camera, la settimana scorsa. Molti dei parlamentari di maggioranza si erano chiesti che cosa significasse l’enigmatico sorrisetto sfoggiato tra i banchi ds mentre Prodi bofonchiava la sua difesa in aula. Tanto evidente, quella mancanza di solidarietà, da imporre a D’Alema una correzione di rotta dopo l’interruzione, quando si era andato a sedere alla destra del premier. Ieri D’Alema non s’è dato la pena di comparire per nulla. Assieme a lui, in verità, era assente l’intero governo, eccezion fatta per gli «obbligati» Gentiloni e Chiti, e una mezza dozzina di sottosegretari grati per la nomina.
A dare sostegno al premier non è scesa in campo neppure la numero uno ulivista, Anna Finocchiaro (dalemiana di ferro). Il discorso di prammatica l’ha tenuto il margheritino Luigi Zanda, ed era tutto basato su accuse a Tronchetti Provera piuttosto che a giustificazioni per il Capo. E il rifondatore Stefano Zuccherini (anche lui ha parlato al posto del capogruppo Russo Spena) ha messo esplicitamente sullo stesso piano il «gatto» Tronchetti Provera e la «volpe» Prodi: credere all’uno o all’altro poco cale. Sostegno con la condizionale, quindi, a un Re sempre più travicello.
Una fragilità, quella di Prodi, messa a nudo infine dall’impareggiabile Giulio Andreotti. Che non ha mancato di sottolineare che il Parlamento, in quanto «potere elettivo» primario, possa e debba dare dei consigli, senza che «uomini dell’economia» siano «presi solo dalla tecnica». E mirabilmente ha ricordato al Professore supponente la sua «provvisorietà». Affinché non dimentichi mai ciò che «si trova spesso scritto nei cimiteri: “Quello che siete noi fummo, quello che sarete noi siamo”». Degli «ex» presidenti del Consiglio, magari.