«D’Alema? Si ricordi di come andò al governo»

da Roma

«Cinico assoluto, disprezzi popolo e istituzioni». «Parla per te, che sei andato a Palazzo Chigi con i voti dei parlamentari eletti nel centrodestra». Non è tempo di fioretti, non c’è più spazio per il fair play. Alla vigilia della battaglia sul proporzionale, quando il gioco si fa duro, scendono in campo i due simpaticoni della politica italiana, Massimo D’Alema e Gianfranco Fini, e si scambiano gentili ruvidezze. Nessuno dei due del resto a Montecitorio è considerato un cordialone o un remissivo, e il loro match lo dimostra.
Eppure, fino ad ora i rapporti tra i due erano abbastanza buoni. La stessa età o quasi, lo stesso percorso politico, lo stesso status di «ex», comunista e missino. Entrambi molto popolari nelle rispettive basi del partito, entrambi politici per professione, entrambi giornalisti come secondo lavoro, entrambi con un passato, anche turbolento, di piazza: la molotov di D’Alema, i saluti romani e gli schiaffi di Fini. Diversi, opposti, ma un po’ uguali come in uno specchio, si erano sempre rispettati. Antipatici all’esterno, simpatici tra di loro. Ora però il dibattito si è incendiato.
Comincia il presidente dei Ds: «Ma mi chiedo, Fini ha forse perso la memoria? Che fine ha fatto il bipolarismo cavallo di battaglia di Alleanza nazionale negli anni ’90?». D’Alema, intervistato da Repubblica, se la prende soprattutto con Pier Ferdinando Casini, colpevole «di un clamoroso voltafaccia» su una riforma elettorale «dissennata che farà gravi danni alla democrazia». Ma ce n’è pure per il leader di An, accusato insieme all’Udc, «di essersi piegato alla logica barbarica di Silvio Berlusconi, che vuole fare terra bruciata». Conclusione: «Inorridisco di fronte all’arretramento culturale di certa destra. Non c’è alcuno senso dello Stato in questi comportamenti, solo cinismo assoluto, verso le istituzioni e verso i cittadini».
E il ministro degli Esteri risponde a stretto giro di posta. «All’onorevole D’Alema - replica Fini - che oggi mi accusa di cinismo verso i cittadini e di perdita di memoria per il sostegno di An alla legge elettorale proporzionale, pongo un paio di domandine semplici semplici». Eccole: «Si ricorda di come divenne presidente del Consiglio senza vincere le elezioni? Pensa che fu coerente con il sistema maggioritario accettare i voti determinanti di parlamentari eletti nel centrodestra? O non pensa che accettarne il sostegno fu cinico disprezzo delle scelte degli elettori?».
Poi tocca a Francesco Storace prendere le parti del presidente del suo partito. «Se la riforma del sistema elettorale ha un merito - spiega - , sicuramente ha quello di portare allo scoperto i campioni del trasformismo. Questa mattina su Repubblica un omonimo dell’onorevole D’Alema esalta il maggioritario come sistema che fa governare premiando i progetti politici, è il contrario dell’altro D’Alema che in pieno maggioritario imbarcava a Palazzo Chigi i transfughi di Mastella». Insiste il ministro della Salute: «Tutto ciò è la dimostrazione che la sinistra annaspa e sa che, se decidono gli italiani, deve mettere in soffitta i suoi sogni di gloria».