D’Alema sogna il golpe «Ci saranno scosse Il Pd si tenga pronto»

RomaNon c’è nessun «complotto», assicura Massimo D’Alema, tanto meno ispirato dal centrosinistra. Ma, a suo parere, Silvio Berlusconi è «un leader dimezzato, colpito nella sua credibilità agli occhi dell’opinione pubblica internazionale» e «debole anche agli occhi del Paese». Quindi, avverte l’ex ministro degli Esteri, l’opposizione deve essere pronta ad «assumersi le sue responsabilità», perché sulla scena politica italiana potranno esserci «scosse».
D’Alema parla a Raitre, intervistato da Lucia Annunziata, e le sue fosche previsioni fanno rumore in una sonnacchiosa domenica pre-ballottaggi, con il premier già volato oltre oceano per incontrare Barack Obama dopo aver denunciato un «piano eversivo contro di me». Da un lato, l’esponente del Pd (che nella sua esternazione non risparmia colpi al gruppo dirigente del suo partito, col quale «ho rapporti ottimi ma saltuari», e che invece di valorizzare il suo impegno «mi chiede passi indietro») smentisce l’esistenza di una trama anti-Berlusconi ordita da pezzi di establishment e di stampa con la complicità dell’opposizione. Dall’altro, però, avalla la possibilità di crisi con propaggini «internazionali», e smottamenti politico-istituzionali in cui il Pd potrebbe avere una partita da giocare. Anche se ne indica l’epicentro dentro la stessa maggioranza: «Nel centrodestra c’è un malessere evidente, e a comandare è la guardia pretoriana di Bossi». Una situazione, afferma, che evoca «la fine dell’impero», quando appunto «le guardie pretoriane contano più dei senatori».
Dal Pdl le reazioni non si fanno attendere, e le accuse al leader Pd di «non rispettare la volontà popolare» che ha investito col voto la leadership berlusconiana e il governo del centrodestra. Più curioso è il silenzio del Pd, che solo a sera manda un vicecapogruppo, Zanda, a fare una timida difesa pro-forma: D’Alema «ha toccato qualche nervo scoperto», viste le «reazioni scomposte» del Pdl. Tocca allo stesso ex premier intervenire per rispondere alle «esagitate» accuse ricevute: «È Berlusconi - spiega - a produrre instabilità e a scuotere l’equilibrio di governo con la denuncia di presunti complotti». Concetto confermato di lì a poco da Pierluigi Bersani, il candidato segretario che D’Alema dice di sponsorizzare: «Mi pare evidente che è Berlusconi a dare le scosse a Berlusconi».
In verità, dentro il Pd le parole dalemiane hanno creato qualche sorpresa, e qualche interrogativo. E l’interpretazione più accreditata è quella di una «ansia di protagonismo interno, in chiave pre-congressuale», come sintetizza brutalmente un dirigente ex Ppi: «con la sua uscita, ha scavalcato e messo in ombra Franceschini, mettendosi al centro della scena come l’unico, vero interlocutore nel Pd in caso di nuovi scenari. Non a caso cerca da mesi di costruire assi preferenziali con personaggi come Fini o Tremonti, che potrebbero emergere nel dopo-Berlusconi. Se mai ci fosse». E non a caso, si fa notare, D’Alema ha ributtato lì l’ipotesi di una sua scesa in campo dentro il partito, in una situazione di «emergenza nazionale» che richieda il ritorno della «vecchia guardia».
Un altro dirigente, schierato con Bersani, osserva (sempre dietro richiesta di anonimato) che l’idea di un Berlusconi sull’orlo della crisi «appare quanto meno fantasiosa: quale maggioranza parlamentare potrebbe mai decidere di scegliere un successore di Berlusconi, contro di lui? Certo, le voci girano. Ma la realtà è che in questo Parlamento il premier ha una maggioranza schiacciante di fedelissimi, e che finché la Lega è così schierata con lui non c’è margine di manovra». E il congresso Pd? «D’Alema - spiega il filo-bersaniano - è costretto a sostenere Pierluigi, ma in realtà gli pesa. Anche perché Bersani non vuole proporsi col timbro dalemiano, e si sta costruendo una rete autonoma». In casa dalemiana, naturalmente, l’interpretazione è diversa: «Siamo in campagna elettorale: Berlusconi ha offerto l’assist mettendo in conto una possibile crisi e dando un’immagine di debolezza della maggioranza, Massimo rilancia». Sono mesi, spiegano i suoi, che D’Alema «avverte che la parabola di Berlusconi, dopo aver toccato l’apice, non può che declinare. E che se si appanna la sua leadership, dentro il centrodestra si aprirà la guerra di successione», con una «destabilizzazione» inevitabile del governo. Processi politici, non «complotti»: ma «un’opposizione responsabile deve esser pronta a intervenire, invece di avvitarsi in dibattiti sulle candidature congressuali».