D’Alema taglia i fondi e gli ambasciatori decidono di scioperare

Oggi «uno sciopero pignolo», il 9 novembre l'astensione totale dal lavoro: i diplomatici sono sul piede di guerra per i tagli previsti dalla Finanziaria, che rischiano di danneggiare seriamente «l'operatività del ministero degli Esteri, già compromessa dalle riduzioni di bilancio degli anni scorsi». Ad organizzare le azioni di protesta è il Sndmae, il sindacato che riunisce circa l'80% del personale del ministero. Si parte oggi con lo sciopero «pignolo»: in sostanza, il personale diplomatico e non all'estero viene invitato ad astenersi dall'anticipare tutte le spese che si affrontano per coprire i buchi dell'amministrazione, dall'usare il proprio cellulare e l'auto privata per ragioni di servizio, mentre a Roma dovrà attenersi strettamente all'orario di servizio. A far scattare l'agitazione è stato il taglio annunciato di 40 milioni di euro, su un totale di 372, della cosiddetta Indennità di servizio all'estero (Ise) che «assicura un compenso forfettario per gli oneri, i disagi e i rischi affrontati dal personale all'estero», spiega il presidente Sndmae Enrico Granara, secondo cui se passasse la riduzione «questo margine di compenso non esisterebbe più». Con l'Ise il personale all'estero paga la casa, la scuola per i figli, le assicurazioni mediche e copre anche costi relativi alla sicurezza. Nella storia della Farnesina, questo sarà il terzo sciopero: gli altri due avvennero nei primi anni Ottanta e nel ’98.