D’Alema: «Walter buonista? Macché, sono io più ingenuo»

Volevi che non affondasse lo stiletto avvelenato abbracciando il gemello, Polluce, Remo, chiamatelo come più vi aggrada? È una lunga storia di fratelli coltelli, quella tra Massimo D’Alema e Walter Veltroni. E ora che il minore fluttua sulla cresta dell’onda, da Castore o Romolo relegato nel cono d’ombra non poteva mancare la reazione. Stizzita e perfida, nel miglior stile di Spezzaferro. Per dar fuoco allo stendardo di beatificazione del Formaggino che invece di andar missionario in Africa, quatto quatto e sempre sorridendo ha scalato la vetta del centrosinistra. Ce l’aveva in gola da settimane, potete giurarci. E quando ieri mattina a Radio anch’io gli han lanciato l’osso domandandogli quanto ci sia di vero nella vulgata che li vuole lui nei panni del cattivo e l’altro in quelli del buono - il bello no, dopo Scamarcio son rari quelli che possono competere - D’Alema ha azzannato istintivamente: «Conosco Veltroni da molti anni, e questa immagine buonista, diciamo un po’ ingenua, non gli si attaglia. Ha invece una volontà molto forte e determinata. Anzi, al di là degli spigoli, qualche volta credo di essere più ingenuo io...».
Capito? È più ingenuo e buono lui, non vi fidate del pacioccone ed ecumenico Walter, parola di Massimo che lo conosce bene, vero come la torta di mele per gli americani. E voi cadete ancora nelle trappole di quell’incantatore di serpenti? Eppure D’Alema ha messo in guardia sin dal primo governo Prodi, definendo Walter con Romano «i due flaccidi imbroglioni». «Flaccidi» per via del fisico, mica vanno in barca come lui. «Imbroglioni» perché imbroglioni, anche nel costruirsi un’immagine. Tant’è che D’Alema ha polverizzato l’icona faticosamente costruita da Veltroni, gli ha rovinato la campagna elettorale, ha trasformato in ghigno luciferino quel sorriso angelico che va spargendo dai cartelloni pubblicitari di mezza Italia.
Je rode, direbbero a Roma. Non ci sta a che il suo eterno numero due lo sopravanzi, sia diventato incontestabilmente il migliore. Ma sì che Veltroni è sempre stato un falso buono, un’acqua cheta insidiosa, permaloso come una scimmia e di quelli che non dimenticano mai una puntura di spilla, tanto meno un’offesa anche involontaria o un torto più o meno presunto. Lo sanno quanti conoscono un poco i Dioscuri: nonostante tutte le vittorie sui fax e i primati in politica, la parte del «fesso» va toccando a D’Alema. Che però non digerisce, e sempre a Radio anch’io ha lanciato altre frecce e critiche. La polemica sollevata contro Mediaset da Tonino Di Pietro, alleato unico di Veltroni? «Nel programma del Partito democratico non si prevede l’esproprio di due reti di Berlusconi», ha frenato D’Alema aggiungendo che anche la legge sul conflitto di interessi andrebbe rivista, «ma le priorità sono altre, come il lavoro e la sicurezza». Veltroni, che aveva già bacchettato Di Pietro, ha lestamente corretto anche D’Alema, ricordando al Tg5 che «la proposta del Pd è la stessa che ha avanzato il ministro Gentiloni e non è punitiva nei confronti di una grande realtà come Mediaset». Anche D’Alema premier ebbe a riconoscere che Mediaset è «una risorsa per il Paese», Veltroni sta però con Gentiloni, e di quanto non sia «punitivo» il suo progetto chiedetene a Fedele Confalonieri.
Credete che Veltroni potesse aver incassato i colpi del compagno fraterno, trattenendo in silenzio il dolore? Zelig ingoia e rumina tutto, rigurgitando come roba sua ogni uscita appena udita, fosse di Obama o don Milani, Lenin o Kennedy. A sera, Remo che sta innalzando orgogliosamente le sue mura sul solco tracciato con fatica dal povero Romolo, s’era già perfettamente calato nei panni del cattivo cucitigli addosso dal velenoso fratello. Buonista Walter? Ma certo che no, mai stato buono e ingenuo, ha risposto lestamente, ancora al microfono del Tg5, «io sono molto tosto, come si sta vedendo». Non ci credete? Zelig incrollabile, esibisce le prove: «Nessuno pensava che avessi il coraggio di andare da solo. Io ho deciso di rompere gli schemi perché penso che bisogna rischiare». Domanda sottintesa ma chiara all’universo mondo: Massimo invece, lo avete mai visto rischiare?