D’Alessio in piazza Duomo Le due Italie a confronto

Questa sera l’appuntamento del Comune e di Radio Italia

Igor Principe

Si spera che li accolga meglio. Lungi da noi fare polemica con le strutture in cui si raccolgono i disperati che sbarcano sulle coste dell'isola più a sud d'Italia. Ma quel pensiero nasce automaticamente quando Gigi D'Alessio definisce Milano «una Lampedusa del Nord». «Questa è una città che accoglie tutti», è la spiegazione del cantante napoletano, che quindi non ha fatto altro se non attualizzare la visione, antica, della «città con il cuore in mano», dove chiunque è benvenuto purché abbia voglia di darsi da fare.
Lui, da fare, se n'è dato. Dietro l'immagine di giovane talento della canzone italiana si nasconde una carriera ventennale, cominciata in quel di Napoli suonando, com'è costume laggiù, tra feste e matrimoni, oltre che nei locali d'ordinanza. Repertorio tradizionalmente melodico, in bilico tra grandi classici della canzone partenopea e stralci della sceneggiata alla Mario Merola. Da cui, il marchio di epigono di quest'ultimo.
Quel marchio è stato apposto forse con troppa fretta. D'Alessio ha solidi studi classici alle spalle - è diplomato in pianoforte al conservatorio di Napoli - e una non comune voglia di emergere a tutto tondo, uscendo dal bacino del Golfo. Con pazienza, tenacia e oneri familiari che avrebbero portato chiunque a scegliere un mestiere più sicuro del musicista - è diventato padre a 17 anni, e di nuovo a 20 - comincia una scalata che lo porta ad essere un artista da 4 milioni di dischi negli ultimi tre anni.
«Centoventimila solo a Milano ogni volta che esce un mio nuovo lavoro - dice -. È la città in cui vendo di più. Come me lo spiego? Con i dischi falsi che si vendono a Napoli. Scherzi a parte, non lo so. Ma mi va benissimo così».
Le premesse per immaginare che il concerto di stasera in Piazza Duomo, consolidato appuntamento prenatalizio organizzato dal Comune in collaborazione con Radio Italia SoloMusicaItaliana (ore 21, accesso libero), bisserà il successo delle precedenti tre edizioni, i cui protagonisti furono i Pooh, Lucio Dalla e Claudio Baglioni. «Dopo nomi come quelli, le responsabilità sono decisamente grandi - prosegue D'Alessio -. Spero di essere all'altezza. Certo, la napoletanità mi dà qualcosa in più cui attingere, magari anche solo nella possibilità di inventarmi un medley tra O mia bela Madunina e ’O surdato 'nnammurato».
Il resto della scaletta sarà più o meno uguale a quella che appare nel cd Cuorincoro, in cui sono raccolti i principali momenti del tour concluso lo scorso 30 settembre davanti a 250mila spettatori in piazza Plebiscito, a Napoli.
Non c'è vita da buttare, Quanti amori, Non mollare mai sono tra le canzoni che non mancheranno stasera, insieme a due inediti del repertorio italiano e napoletano: M'innamorerò sempre di te e Fino a quando scure notte. Poi, spazio alle sorprese. «Ho invitato alcuni ospiti, ma non voglio anticipare niente - dice il cantante -. Aggiungo solo che ci saranno giovani artisti. Suonare in Piazza Duomo è come fare un passaporto per il mondo, e mi piace dar loro questa opportunità. Io ci ho messo vent'anni per arrivare qui. Magari loro da qui potranno partire per altre destinazioni».