D’Ambrosio nei Ds. ll Polo: «Saldato il debito»

Casini parla di decisione inopportuna: «Di Pietro in politica bastava e avanzava»

Marianna Bartoccelli

da Roma

Sarà uno degli «indipendenti» nelle liste dei Ds, ma ci sarà. Gerardo D’Ambrosio, il numero uno del pool Mani Pulite di Milano, da tre anni in pensione, dopo polemiche (della Cdl ma anche dentro l’Unione) e ripensamenti (dello stesso D’Ambrosio) alla fine ha detto sì alla proposta di candidatura di Piero Fassino. Il «saldo di un debito», è il commento del centrodestra, mentre per l’Unione si tratta di «una personalità di grande competenza sui temi della giustizia». Certo è che la candidatura, che sarà ufficializzata stamattina da Piero Fassino, comporta un alto tasso di scontro tra i due Poli su uno dei temi più scottanti, quello della giustizia.
«Questa candidatura è il saldo del debito dei Ds nei confronti di una magistratura di sinistra che ha assolto i Ds sullo scandalo di Tangentopoli e che ha inquisito Berlusconi» ha subito attaccato Renato Schifani, presidente dei senatori di Fi. Aggiungendo: «Purtroppo questo legame ombelicale tra sinistra e magistratura militarizzata non si scioglie nemmeno alla vigilia di questa candidatura». «La candidatura di magistrati come D'Ambrosio che si schierano apertamente nelle file dei Ds è veramente la prova del nove» sottolinea il ministro per gli Affari Regionali Enrico La Loggia, sottintendendo che è la prova di quanto ha sostenuto anche ieri mattina nel corso di una trasmissione su La7 lo stesso premier: «Il problema non sono io che attacco i Pm, ma è la sinistra che se ne serve e che poi per premiarli li candida in Parlamento in Italia e in Europa».
E gli attacchi del premier a Luciano Violante quale «regista delle operazioni della magistratura contro i politici» innescano toni sempre più conflittuali tra Forza Italia e Ds. «Indubbiamente merita riconoscimento la coerenza dell'onorevole Silvio Berlusconi. È comprensibile che chi elegge Cesare Previti e Marcello Dell'Utri contrasti la candidatura di Gerardo D'Ambrosio» è la replica dell’ex-magistrato diessino Violante, a cui ribatte Sandro Bondi, il coordinatore di Forza Italia: «Non poteva che essere Violante a difendere la candidatura nelle liste dei Ds dell'ex procuratore aggiunto di Milano all'epoca di Mani pulite. Tutto torna».
Anche per il leader dell’Udc, il presidente Casini, si tratta di una candidatura «inopportuna». «In politica - ha aggiunto sarcastico - di magistrati abbiamo avuto Di Pietro. Basta e avanza». Casini ha sottolineato ancora: «Alle prossime elezioni politiche candidiamo meno magistrati possibile». Mentre Rutelli accetta D’Ambrosio in lista ma chiede che in aula i magistrati «si spoglino della loro natura di interesse corporativo e partigiano». «Una volta tanto dobbiamo dar ragione all'onorevole Violante. La candidatura del dottor D'Ambrosio - afferma Fabrizio Cicchitto - è un atto dovuto sia perché negli anni di Mani pulite egli fu la vera testa politica del pool, sia perché evitò che il fondamentalismo giustizialista di suoi colleghi come Davigo e Di Pietro colpisse anche il Pci-Pds, oltre che il Psi di Craxi e una parte della Dc». La Cdl attacca e nell’Unione c’è imbarazzo. Il congresso di Fiuggi della Rosa nel Pugno si è aperto con le critiche durissime di Boselli alla candidatura di D’Ambrosio («scelta profondamente sbagliata») e i fischi dei delegati, il Verde Paolo Cento dice che «forse sarebbe stato meglio un supplemento di dibattito anche per tutelare la stessa imparzialità delle toghe» e Francesco Rutelli che si barcamena e sentenzia: «La candidatura va bene, ma bisogna spogliarsi della toga».